Wesley Sneijder: classe immensa e concretezza

Wes, il dieci perfetto

Wes, il dieci perfetto

Wesley Sneijder: classe immensa e concretezza

Wesley Benjamin Sneijder  nasce ad Utrecht, in Olanda, il 9 giugno 1984. Centrocampista di talento, in carriera ha vinto tutto.

Con la maglia dell’Inter disputa, in totale, 116 partite e mette a segno 22 reti. È tra i protagonisti del triplete del 2010 a cui aggiunge una Supercoppa Italiana e un Mondiale per club. Nella stagione successiva vince, infine, un’altra coppa Italia.

Il 26 agosto 2009 l’Inter annuncia ufficialmente il suo acquisto a titolo definitivo, in cambio di 15 milioni pagati al Real Madrid. Dopo pochi giorni l’olandese fa il suo esordio nel derby.

Doveva essere la sfida di Ronaldinho contro Eto’o e di Pato contro Milito. Alla fine la partita consacra come uno tra i protagonisti assoluti proprio l’olandese di Utrecht, sbarcato a Milano solo due giorni prima.

La partita punisce il Milan con un severo quattro a zero e Sneijder regala una prestazione da incorniciare, accompagnata da un’ovazione di San Siro e costellata da tutti i preziosismi che caratterizzeranno l’esperienza di Sneijder con la maglia interista: impeto agonistico, dribbling, assist, tiri dalla distanza.

E’ stato un grande trequartista ma anche nel ruolo di mezzala seppe distinguersi grazie ad una qualità sopraffina. In possesso di una grande visione di gioco sapeva sempre cosa fare e di conseguenza era in grado di trovare la soluzione migliore in ogni fase di gioco.

Il talento, di cui era dotato, gli permetteva di non distinguere tra piede destro e piede sinistro. I suoi assist sono rimasti il suo biglietto da visita come del resto i calci piazzati che batteva con maestria. Difficile, per i portieri avversari, opporsi con efficacia.

Bravo nel concludere a rete (potente o delicato non importa) si rivelò altrettanto straordinario nel mandare i compagni in gol. I tifosi interisti lo ricordano per le sue aperture magistrali e gli assist forniti con precisione matematica che chiedevano, come atto conclusivo, di essere trasformati in rete.

Giocatore con una classe elevata, sembrava quasi che amasse giocare in smoking. Nello stesso tempo amava la concretezza e così nelle sue giocate potevi trovare un coacervo di stile eccelso misto all’essenzialità del momento.

Un numero dieci perfetto in una squadra, quella del Triplete, che avrebbe disorientato il mondo con la sua forza e potenza. L’olandese fu il faro e la finale di Madrid fu parte di una storia infinita.

Madrid 22 maggio 2010. Quel giorno il Bernabeu e il mondo intero abitato, finalmente, da soli interisti e il nerazzurro che abitava la galassia intera, con la fierezza e l’orgoglio di spaccare e travolgere un’era!

Aspettare per un’esistenza intera il 35 minuto del primo tempo … lancio di Julio, Milito che tocca di testa e Wes che vede un corridoio lungo 40 anni troppo invitante … il Principe, con la calma degli eroi, lo percorre e nella sua corsa il fiato di dieci milioni di interisti che lo spingono oltre la porta di Butt perchè lì, in quel preciso momento, si trova la porta del Paradiso!

Print Friendly, PDF & Email