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Bastoni, Acerbi, Pavard: un muro col senso del gol

Sembra che le sorprese da parte dei nerazzurri non siano finite: perché Simone Inzaghi ha messo in moto una macchina che si muove con meccanismi perfetti e precisi, e con un motore che gira pochissime volte a vuoto (stando anche al cammino fatto in questa stagione).

Se da un lato c’è Lautaro Martinez che, da capitano e bomber, trascina l’Inter, insieme al compagno di reparto Marcus Thuram – e se da un altro lato, c’è anche un centrocampo che orchestra il gioco -, dall’altro c’è una difesa sì coriacea, ma anche letale. La partita contro la Roma ha riconfermato quanto mostrato dal reparto difensivo del tecnico piacentino lungo il corso della stagione attuale.

Bastoni, Acerbi, Pavard: un muro col senso del gol

Bastoni gol Olimpico

Non sorprendono più i gol del Toro di Bahia Blanca, del Tikus, di Hakan Calhanoglu, dei quinti di centrocampo o delle due mezz’ali – anche se continuano a stupire per le prestazioni e l’intensità di gioco -; non sorprende nemmeno più la difesa che assorbe tutti i colpi e li rimanda al mittente. Una macchina che, nonostante lo svantaggio a fine primo tempo, in trasferta, ha la capacità di aumentare i giri del motore, ribaltare la partita e chiuderla.

Contro la Roma, nella partita di sabato 10 febbraio all’Olimpico, l’Inter di Simone Inzaghi – il quale ha dovuto assistere al match dalla tribuna – ha messo in chiaro come ogni pedina è utile per ogni fase, offensiva o difensiva che sia. Lo si può notare proprio dalla partecipazione dei difensori in area avversaria.

Il gol che apre la partita arriva su calcio piazzato: dal calcio d’angolo sulla destra, una palla in mezzo è respinta da Romelu Lukaku, il quale colpisce la palla spendendola in zona Francesco Acerbi. Il difensore nerazzurro impatta la palla di testa, alzando una traiettoria a pallonetto che batte l’estremo difensore giallorosso. Un gol di testa per il 36enne, il secondo in stagione dopo quello contro il Bologna. Alla predominanza fisica dell’ex-biancoceleste, si aggiunge anche la sua capacità aerea, che nelle due stagioni interiste lo hanno reso uno dei pilastri della difesa del tecnico piacentino (lo era anche alla Lazio).

Ma la difesa dell’Inter ha altre due armi letali. Un episodio singolare, ma che ci fa capire come tutta la macchina nerazzurra sia orientata a proiettarsi alla ricerca del dominio e del gol, è quello che porta al quarto gol dell’Inter.

Al ’93esimo, sulla trequarti interista, Alessandro Bastoni respinge un passaggio di Bove, con la palla che finisce nella zona di Carlos Augusto al centrocampo che anticipa un giocatore della Roma: la palla finisce tra i piedi di Alexis Sanchez che serve Marko Arnautovic che corre sulla fascia destra, il quale crea una voragine in mezzo perché seguito dall’ultimo difensore giallorosso. In quel buco difensivo, sta per inserirsi il cileno – ma chi arriva più veloce è lo stesso Bastoni, che si è fatto tutto il campo per andare a segnare. Il primo gol in stagione per il difensore italiano classe ’99, il quale però ci ha abituato alle sue partecipazione in attacco – infatti, grazie alle sue sovrapposizioni o inserimenti, come braccetto sinistro di difesa, l’Inter crea una superiorità in fase offensiva, che manda in crisi le difese avversarie.

E non è da meno l’apporto dell’altro braccetto di difesa, Benjamin Pavard. Contro la Roma, il francese – campione del mondo nel 2018 – ha inventato un tiro da fuori dell’area di rigore, fermato dal palo della porta giallorossa. L’ex-Bayern Monaco è alla ricerca del suo primo gol in nerazzurro, ma le sue prestazioni si stano rivelando un fattore in più: solido e invalicabile in difesa, pericoloso in fase offensiva. Non a caso, il gol-vittoria contro la Juventus, arriva anche da un suo movimento ad occupare l’area di rigore – servito da Barella -, che poi sfiora in rovesciata per il movimento di Marcus Thuram che propizia l’autogol di Gatti.

Insomma, tanti gol fatti, pochi subiti – in tutto questo, non ci sono solo i 19 gol in campionato di Lautaro, i 9 di Thuram e di Calhanoglu. In tutto questo, c’è anche quel muro difensivo col senso del gol e della posizione.


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Samuele Amato

Samuele Amato

Classe '97, follemente addicted ai colori nerazzurri, alla musica e alla filosofia.View Author posts