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Tra i bubbolii dei gufi anti-Inter, nessuno parli di fallimento

Atletico-Inter 5-3 (RIG), Inter fuori dalla Champions. Fa male, inutile negarlo o fingere che non faccia proprio così tanto male. Dopo Istanbul, tutto il mondo interista sapeva che sarebbe stato molto difficile replicare un percorso da sogno come quello dell’anno scorso, ma tutti quanti avevamo la speranza di poterlo rifare e la consapevolezza di poterci riuscire. Invece stanotte nessuno di noi riuscirà a prendere sonno dopo essere stati risvegliati all’improvviso dal boato del Civitas Metropolitano all’ultimo rigore sbagliato dall’Inter.

I vicecampioni d’Europa salutano l’ultima edizione della Champions, per come la conosciamo, agli ottavi di finale.

Noi lo sappiamo bene, l’Europa non perdona e stasera i nerazzurri hanno sbagliato molto, approccio, gol, ripartenze, rigori… Se ci aggiungiamo anche un pizzico di sfortuna, il fiele della sconfitta è più amaro che mai. La sentenza del campo brucia sottopelle, soprattutto perché quest’Inter sembrava che avesse dimenticato come si perde. Più in alto voli, però, più dolorosa è la caduta.

Nessuno parli di fallimento

Lautaro rigore Atletico

L’Inter poteva fare meglio? Assolutamente sì, soprattutto perché aveva tutte le carte in regola per poter vincere la partita. “Se qualcosa è troppo bello per essere vero, probabilmente è un imbroglio” diceva Max Weber ed ora che i sogni sono sfumati sotto il cielo di Madrid, possiamo fare una lucida analisi.

Come ha detto Inzaghi nelle interviste post partita, l’Inter quest’anno ha subito solo tre sconfitte in 35 partite: quella contro il Bologna, che ci è costata l’uscita dalla Coppa Italia, quella in campionato a inizio stagione contro il Sassuolo e quella di stasera contro l’Atletico.

I rossoblu di Thiago Motta in 120′ hanno eliminato l’Inter, che di Coppe Italia con Inzaghi alla guida ne aveva già vinte due (su due), costringendo il tecnico piacentino ad abbandonare una competizione a lui molto cara e concentrarsi a pieno sul campionato. Certo, ogni trofeo serve ad arricchire la bacheca e aumentare il palmares della squadra, ma quest’anno non era più quello il trofeo che si chiedeva a tutto il gruppo. Per vincere lo scudetto e cucirsi la seconda stella sul petto, che l’Inter due anni fa ha consegnato ai cugini del Milan e che lo scorso anno era fuori da ogni portata già a gennaio, questo gruppo ha dovuto fare delle scelte e, forse, un trofeo come la Coppa Italia era certo il più sacrificabile. Una sconfitta più che digeribile nell’economia di questa stagione e, più ad ampio raggio, nell’era Inzaghi.

L’Europa è diventato un obiettivo a stagione in corso, man mano che crescevano la forza del gruppo, la consapevolezza dei propri mezzi (maturata definitivamente certo quella notte a Istanbul) e, inutile negarlo, gli elogi della stampa, soprattutto straniera. La Champions però non è come il campionato, in questo torneo non esistono seconde chance e se non dai il 110%, a volte può non bastare. Inutile soffermarci ulteriormente proprio oggi, la partita è ancora fresca nella nostra memoria.

La sconfitta in campionato contro il Sassuolo è solo un lontano ricordo, la stagione era iniziata da poco e l’Inter non aveva ancora mostrato pienamente tutta la sua bellezza; i neroverdi poi, lo sappiamo bene da anni, quando vengono a San Siro rispolverano sempre la versione migliore di loro stessi. Nel proseguo del campionato, quella sconfitta non è stata altro che una piccola stonatura in una sinfonia soave in cui tutti quanti noi interisti ci stiamo facendo cullare e che aspettiamo solo raggiunga presto il suo acme.

E poi non dimentichiamo che l’Inter quest’anno un trofeo lo ha già sollevato, nel cielo arabo, una notte di gennaio: la terza Supercoppa Italiana.

In una stagione del genere, in cui a 10 giornate dalla fine il vantaggio sulla seconda in campionato è di 16 punti, e l’Inter è prossima a raggiungere un traguardo storico per il club, è impossibile e assolutamente ingiustificabile accostare la parola “fallimento” alle gesta nerazzurre. Per questo motivo, forse, ora che tutto tace, che le luci del Civitas Metropolitano si sono spente, così come le telecamere dei programmi sportivi in TV, nel buio della notte sentiamo più forti che mai i bubbolii dei gufi.

Bubbolano i gufi anti-Inter

Tutto il calcio italiano questa sera era collegato su Prime Video per vedere cos’avrebbe fatto l’Inter, chi sperando che vincesse, chi pregando per una sconfitta, chi semplicemente per capire cosa potrebbe succedere al ranking ora che tutte le italiane sono fuori dalla competizione europea più prestigiosa.

Juventini e milanisti, fatta eccezione per una minoranza del tifo, sedevano in prima fila tra coloro che speravano in una sconfitta nerazzurra e credo sia anche giusto così, il bello dello calcio sta proprio nelle rivalità sacrosante che alimentano uno sport millenario come questo. Questa è la loro notte ed è giusto che se la godano, in un’annata in cui l’unica a festeggiare è sempre stata solo l’Inter. Sono mesi difficili quelli che seguiranno di qui a poco, quando scatterà il “countdown Scudetto” e l’Inter potrà finalmente alzare al cielo il trofeo che insegue da due anni. Milan e Juve, la cui stagione fin qui è stata fatta di alti e bassi, e i cui down hanno spesso avuto come artefice principale o lontano sullo sfondo proprio l’Inter, aspettavano impazienti il momento giusto per poter riprendere fiato e ripescare tutti quei meme che da tanto tempo ormai conservavano nella galleria del telefono.

Nel calcio c’è chi vince e chi perde, chi vince se la gode, chi perde lascia che godano altri. Ma se c’è un tempo per ogni cosa…

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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni