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Caro Romelu, perché l’ennesimo sgambetto?

Tutte le storie d’amore finiscono, anche le più belle, talmente belle che sembrano la trama di un film romantico in programma nel periodo natalizio, pieno di cliché, baci sotto il vischio e lieto fine. Quando un amore finisce, non ci si ricorda come sia iniziato, ma perché e come sia finito e questo condiziona non poco il futuro e la considerazione che si avrà del proprio partner.

Questo succede anche nel calcio e tra noi, caro big Rom, le cose non sono certo andate come volevamo. Sei stato accolto a Milano a braccia aperte da una piazza che aveva appena detto addio a Icardi, altro personaggio dalla dubbia moralità, ti sei autoproclamato “re di Milano” e senza che nessuno te lo chiedesse, hai dichiarato amore a questa maglia, baciandone talvolta lo stemma. Non c’era nessuno che non ti amasse, tant’è vero che dopo il tuo autogol in finale di Europa League, hai ricevuto solo che messaggi di sostegno e fiducia. Gli interisti, nel momento più difficile, erano al tuo fianco e tu lo sei stato l’estate dopo, quando scorrazzavi in aut tra le vie di Milano per festeggiare insieme al tuo popolo lo scudetto che avevamo conquistato insieme dopo 11 anni di sofferenza.

Che motivo avevi di andartene? Abbiamo avuto il diritto di saperlo solo qualche mese dopo, quando hai rilasciato a Sky Sport un’intervista strappalacrime nella quale ti sei detto pentito del tuo comportamento e dichiaravi di voler tornare a casa (ma come, non lo eri al Chelsea? Non stavi realizzando il tuo sogno di bambino, tifoso dei blues? O forse, in realtà, ti mancava sentirti protagonista all’interno di un gruppo e capopopolo di una piazza calda come quella interista?). Personalmente non ho mai creduto  a quelle tue parole, ma ero pronta a farlo quando le pagine dei giornali si sono riempite nei mesi successivi dei tuoi tentativi disperati di tornare a Milano. Ero pronta a tornare a cantare per te, ma prima avresti dovuto dimostrare che il tuo pentimento era vero. Per gran parte del campionato non è stato possibile metterti alla prova a causa del tuo infortunio, ma negli ultimi mesi Big Rom era tornato in campo e aveva ritrovato quella brillantezza che per un giocatore con le tue caratteristiche fisiche è tutto: arrivavano anche i gol, spesso decisivi. Sembrava che le cose potessero aggiustarsi, la società aveva deciso di investire su di te e in tal senso aveva stabilito che il sacrificio economico più dispendioso lo avrebbe fatto esercitando il riscatto al Chelsea. E di nuovo ci hai voltato le spalle, contattando la Juventus per proporti come nuovo attaccante. Proprio tu, proprio a loro. Ma, come? Non eri quello che, solo un anno prima, aveva dichiarato “Io a Milan o Juve? Mai, mai, mai“?

Anche questa volta ti abbiamo detto addio senza sapere per quale motivo stessi abbandonando la nave, ci hai lasciato con un “a tempo debito parlerò” e nulla di più. L’unica cosa che ci è stato dato sapere, è stata la sua sofferenza nel viverti la finale di Champions dalla panchina: di nuovo il tuo ego, smisurato. Edin Dzeko è stato leader e goleador tutta la stagione, e per merito era suo il posto ad Istanbul accanto a Lautaro. Vero è che non si può prevedere il futuro, ma forse restando a Milano le cose sarebbero potute andare diversamente.

A differenza di Icardi e Skriniar, che dopo aver tradito sono volati in un altro campionato, tu sei rimasto in serie A ed ha fatto il giro del mondo l’accoglienza che hai ricevuto a San Siro quando hai sfidato la tua ex squadra vestendo la maglia della Roma. Personalmente, ammetto di averti fischiato tutta la partita, delusa e triste del primo tradimento, arrabbiata e consapevole del secondo.

Ci siamo lasciati così, Inter-Roma è stato il giorno in cui ci siamo tolti il sassolino dalla scarpa e ti abbiamo dimostrato che il rispetto è fondamentale. Non chiediamo ai giocatori di giurare amore eterno, consapevoli che in questo calcio le bandiere sono in via d’estinzione, chiediamo solo dedizione alla maglia ma, quando un giocatore dichiara di essere innamorato dell’Inter, chiediamo che si comporti coerentemente. Non lo hai fatto, hai raccolto quanto hai seminato.

Sono passati solo pochi mesi da quando, poi, sei stato chiamato a votare per il miglior allenatore 2023 in vista delle premiazioni per il The Best Fifa. Personalmente ho sorriso leggendo i tuoi voti, frutto del rancore di un egocentrico escluso dalla partita delle partite, semplicemente perché non lo meritava come i suoi compagni di reparto. Comprendo la scelta di mettere al primo posto Guardiola, ci mancherebbe altro, ha vinto il Triplete con il Manchester City, ma non inserire Inzaghi nella Top3 è frutto di una poca obiettività di giudizio, che da un professionista come te ci si aspettava. Dovevi votare in qualità di giocatore, capitano della tua Nazionale: l’imparzialità era quanto meno doverosa. Poco importa, ormai è passato, tu sei il passato.

L’Inter è andata avanti ed ora ha un nuovo 9 che la sta facendo sognare e con cui vuole raggiungere nuovi obiettivi per diventare sempre più grande e imporsi in Europa come una big. Lo hai visto anche tu il 29 ottobre nel più dolce tra gli scherzi del destino. Vedi, Lukaku, “gioca per lo stemma che hai sul petto più che per il nome che hai sulla schiena” è una frase che decora le pareti dello spogliatoio interista; avresti dovuto leggerla più spesso.

Buona vita big Rom.


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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni