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Antonio Conte e Simone Inzaghi: somiglianze e differenze fra le due Inter

Antonio Conte e Simone Inzaghi: le due Inter a confronto. Chi l’avrebbe mai detto che un Inter così straripante e sorprendente si ritrovasse a giocare solamente il campionato già nel mese di marzo? Probabilmente nessuno, viste le reazioni dei giocatori in campo, ma come dopo ogni delusione sportiva ci deve essere anche la forza di sapersi rialzare e continuare il proprio percorso. È ovvio che subire una sconfitta così velenosa dopo aver giocato una partita al di sotto delle proprie potenzialità non aiuta molto, specie se quest’ultima è arrivata contro una squadra in grossa difficoltà nel recente periodo.

Non è semplice da decifrare se questa caduta sarebbe stata meno dolorosa se fosse arrivata nei tempi regolamentari o supplementari. Chissà se quel gol mancato di Rodrigo Riquelme a tu per tu con Yann Sommer avrebbe causato meno sofferenza al panorama nerazzurro, rispetto ai duplici errori di Alexis Sanchez Davy Klaassen dal dischetto. Forse un secco 3-1 avrebbe creato una strana sensazione di soddisfazione mescolata alla rabbia di quel momento, la quale avrebbe portato poi ad una reazione istintiva della tifoseria. Invece, l’errore del simbolo di questa Inter ha provocato una vera e propria frana sulle schiene nerazzurre. Il perno di questa squadra, colui che dovrebbe presentarsi in prima fila e innalzarsi a ‘salvatore’ nel momento del bisogno, non è riuscito ad incidere.

Lautaro Martinez - errori in Atletico-Inter

La sensazione di aver lasciato indietro i tuoi compagni, di aver disputato una partita senza la giusta concentrazione e di aver deluso le aspettative non solo della società, ma anche dei propri tifosi. La voglia di giocare nuovamente quella partita in Turchia, l’idea di poter rivivere quel sogno lontano 14 anni e la possibilità di essere il primo argentino a far sognare i propri fan sotto il cielo di Madrid da Diego Milito nel 2010. Insomma, Lautaro Martinez ha visto tutti questo volare via insieme a quel pallone, e disperdersi insieme ai suoi passi verso il centro del campo.

Una notte triste e dolorosa, ma che non può di certo condizionare una squadra che fino a ieri sera era definita come una tra le migliori d’Europa. I nerazzurri hanno l’obbligo di rialzarsi e di proseguire quella stagione dominante che fino a quel momento stavano disputando, con gli occhi puntati verso l’unico vero grande obiettivo di quest’anno. La seconda stella è e rimarrà sempre il traguardo finale, un traguardo che l’Inter ha fame e voglia di conquistare. Una possibile vittoria porterebbe il Tricolore nella Milano nerazzurra dopo 3 anni dall’ultima volta: a quei tempi i nerazzurri erano guidati da Antonio Conte, altro storico allenatore che dopo aver passato la maggior parte della sua carriera – sia da giocatore che da allenatore – alla Juventus è riuscito a spodestare il dominio bianconero – peraltro iniziato proprio da lui – e a far diventare l’Inter la nuova campionessa d’Italia.

Per chi ha un occhio attento – oltre che una buona memoria – si può evincere come i nerazzurri di Conte e quelli di Simone Inzaghi abbiano parecchie somiglianze. È chiaro che le formazioni, le ambizioni e le situazioni finanziarie delle due società sono complessivamente diverse, ma si dia il caso che le diverse somiglianze trovate risiedano più che altro nel cammino effettuato dalle due formazioni, piuttosto che nei risultati. Un percorso a tappe che incredibilmente si sta rivelando quasi identico e che, dunque, enfatizza la costruzione di previsioni sul futuro prossimo di questa Inter.

Campionato perso di poco: Conte vs Inzaghi

Romelu Lukaku - errore in Inter-Fiorentina 2019/2020

Erano gli anni dei grandi campioni in Serie A: basti pensare che nelle diverse formazioni italiane vi erano giocatori del calibro di Cristiano Ronaldo (Juventus), Alexis Sanchez (Inter), Zlatan Ibrahimovic (Milan) e così via. Proprio per questo motivo, in quella stagione lo Scudetto non era ancora del tutto deciso. I pronostici vedevano chiaramente la Juventus di Maurizio Sarri in vantaggio su tutti, ma la nuova Inter di Antonio Conte e la temibile Atalanta di Gian Piero Gasperini potevano rivelarsi delle serie contendenti al titolo. In effetti così è stato, anche se in quel periodo non si dava merito alle ottime prestazioni delle due formazioni nerazzurre, bensì si analizzavano i demeriti dell’apparente bel gioco di Sarri con la sua Juve.

A 5 giornate dalla fine del campionato l’Inter si trovava a quota 71 punti, a circa 6 lunghezze dalla Juventus capolista. Considerando le prestazioni spesso altalenanti dei bianconeri e la grande costanza nei risultati nella formazione di Conte, l’idea di poter conquistare il Tricolore alla prima stagione in assoluto del tecnico salentino si faceva sempre più vivida. Tuttavia il calendario non sorrideva ai nerazzurri, che in quei 5 impegni avrebbero dovuto affrontare la Roma, la Fiorentina, il Genoa, il Napoli e l’Atalanta. D’altro canto i bianconeri godevano di un calendario piuttosto abbordabile, che li vedeva affrontare squadre come Udinese, CagliariSampdoria – lasciando in disparte Lazio e Roma -. La possibilità c’era, ma purtroppo non è stata sfruttata.

Sebbene la Juventus avesse incredibilmente perso contro Udinese, Cagliari e Roma, l’Inter conquistò ben due pareggi consecutivi contro i giallorossi e la Fiorentina, aumentando così il gap a 10 punti e regalando lo Scudetto ai rivali di sempre. Una battuta d’arresto improvvisa che ha visto scivolare il sogno tricolore in men che non si dica.

Andrei Radu - errore in Bologna-Inter 2021-2022

Anche Inzaghi non è nuovo a questo episodio. Una serata davvero brutta, triste e dolorosa di cui per anni si è parlato. Proseguire per il sentiero della colpa e indirizzare la frustrazione di ormai 2 anni fa contro un giovane portiere di certo non serve a nulla, ma ovviamente vale la pena ricordare quell’insolito scivolone difensivo di cui ancora oggi non si ha spiegazione. L’Inter poteva di fatto festeggiare, come per Conte, il primo Scudetto di Inzaghi da allenatore, nonché il secondo Scudetto consecutivo. Ad inseguire c’era il Milan di Stefano Pioli, che nel mentre continuava a macinare vittorie e a candidarsi come una serie contendente al titolo finale. Il successo in extremis sulla Lazio aveva obbligato i nerazzurri a vincere contro il Bologna, in modo da poter mantenere il sorpasso e instradarsi verso la vittoria finale.

Una vittoria che però non è mai arrivata, terminando in una sconfitta clamorosa e in una delusione incredibile per tutto il panorama nerazzurro. Da lì in poi a nulla sono servite i 4 successi consecutivi della formazione di Inzaghi: il Milan si laurea campione d’Italia dopo l’ennesimo successo sul campo del Sassuolo, ringraziando di fatto il portiere rumeno e osannando quella notte maledetta di Bologna.

Cammino europeo: Conte vs Inzaghi 

Lautaro Martinez - finale di Europa League 2019/2020

Un’altra somiglianza risiede nel cammino europeo delle due formazioni. Prima di iniziare, c’è da segnalare una grande differenza: i nerazzurri di Conte hanno avuto modo di disputare una finale di Europa League dopo essersi posizionati in terza posizione nei gironi di Champions League, mentre la formazione di Inzaghi ha partecipato alla finale di Champions League. Tornando alla stagione 2019/2020, l’Inter riesce a farsi strada verso la finale di Europa League, facendo dunque dimenticare l’eliminazione prematura in Champions. A Colonia, però, l’avversario è una vecchia conoscenza della competizione, nonché massimo vincitore del trofeo: il Siviglia.

Il resoconto del match è presto detto: i nerazzurri partono fortissimo con il rigore di Romelu Lukaku, ma vengono rimontati in meno di 20′ dalla doppietta personale di Luuk De Jong. Una bella gatta da pelare alla quale bada il centrale uruguaiano Diego Godin, che con un poderoso stacco di testa beffa l’estremo difensore andaluso e pareggia i conti prima del duplice fischio. Il secondo tempo è ricco di colpi di scena, ritmi alti e scontri di gioco, i quali hanno inevitabilmente alzato i nervi dell’incontro. Al 74′ il Siviglia guadagna un calcio di punizione dal limite dell’area: la difesa dei nerazzurri è ben posizionata, ma per qualche strana ragione non riesce ad accorciare sul brasiliano Diego Carlos, che con una rovesciata insacca il gol del definitivo 3-2 – peraltro arrivato anche grazie ad una deviazione fortuita di Lukaku -. Oltre al danno, pure la beffa.

Lautaro Martinez - finale di Champions League 2022/2023

Una brutta notte che, ahimè, anche Inzaghi ha avuto modo di provare. Dopo le vittorie della Supercoppa italiana e la Coppa Italia, l’Inter riusciva ad assaporare quella sensazione che si prova quando si diventa campioni d’Europa. D’altronde era abbastanza lecito un ragionamento del genere, considerando che il campionato era da tempo nelle mani del magnifico Napoli di Luciano Spalletti. Sorteggio facile o no, i nerazzurri hanno dimostrato di meritarsi quella finale, battendo con fatica il granitico Porto e imponendo per l’ennesima volta il proprio nome nel derby europeo con il Milan. Un successo incredibile che non poteva non far sognare tutto il panorama nerazzurro, che adesso si trovava davanti i mostri sacri del Manchester City.

Anche qui, qualche errore di troppo, alcune distrazioni e il fortuito salvataggio sulla linea di Lukaku sul tentativo di Federico Dimarco hanno pagato un prezzo parecchio salato alla formazione di Inzaghi. Il fulmine a ciel sereno di Rodri non ha solo bucato il portiere più in forma di quell’edizione della Champions (André Onana, ndr.), ma ha anche sentenziato il successo europeo dei Citizens, oltre che alla consacrazione di Pep Guardiola. Una serata storica a suo modo, che ha visto trionfare una società costruita con i milioni e con le ricchezze arabe, frutto di un investimento importante che ha inevitabilmente funzionato. Dal canto suo, l’Inter ha potuto guardare il bicchiere mezzo pieno, definendo la propria prestazione da grande squadra, mettendo in ginocchio i giganti inglesi e sfiorando la vittoria finale fino all’ultimo respiro. Una prestazione maiuscola che persino uno degli allenatori più vincenti della storia ha voluto sottolineare più volte.

Vittoria dello Scudetto: Conte vs Inzaghi (?)

Antonio Conte - Scudetto Inter 2020/2021

Il biennio di Conte ha vissuto parecchie emozioni in breve tempo: a partire dalla finale di Europa League fino allo Scudetto, il tecnico leccese ha saputo scrivere il proprio nome negli almanacchi dell’Inter da eterno rivale. Tuttavia, se si guarda interamente alla sua parentesi nerazzurra forse non ci si può ritenere pienamente soddisfatti del suo lavoro. È chiaro che il solo traguardo di aver spodestato il dominio incontrastato della Juventus nel campionato italiano vale ‘tutto il prezzo del biglietto’, eppure la sola vittoria del Tricolore può effettivamente definire Antonio Conte come uno dei grandi allenatori della storia dell’Inter?

Le interpretazioni possono essere svariate: c’è chi dà grande importanza alla caduta del dominio bianconero – incrementando dunque il valore simbolico di questo successo – e chi invece non si ritiene del tutto soddisfatto dal percorso di Conte, che di fatto ha portato solo ed esclusivamente un trofeo in 2 anni. I costi economici di squadra, società e allenatore non sono stati poi così favorevoli, dunque forse anche le grandi aspettative formatesi in società non sono state poi così tanto rispettate. Proprio quest’ultimo punto potrebbe essere stato il campanellino d’allarme che ha indotto Conte a lasciare la guida dei nerazzurri in mano ad Inzaghi, sposando invece il progetto ambizioso – ma fallimentare – del Tottenham.

Lautaro Martinez Supercoppa

Inzaghi è arrivato a Milano fra lo scetticismo generale e una reputazione piuttosto bassa, nonostante i grandi risultati raggiunti in biancoceleste. Il suo percorso, i suoi ostacoli ma allo stesso tempo le sue prestazioni e le sue preziose vittorie sono già state ampiamente analizzate in moltissime occasioni. Vale la pena però ricordare che in 3 anni il tecnico piacentino ha portato ben 5 trofei, sfiorando addirittura il successo europeo e imponendosi come uno dei migliori allenatori al mondo. Una risalita che acquisisce un valore ancora più grande visto lo scetticismo iniziale e il povero appeal di cui godeva. Adesso l’Inter è l’unica vera capolista del proprio campionato, reduce da 13 vittorie consecutive e un distacco di 16 punti dal Milan secondo. Un sogno ad occhi aperti che a volte viene disturbato da qualche incubo improvviso, come l’uscita dalla Coppa Italia e l’eliminazione amara dalla Champions League. Eppure, viste le circostanze e le insolite somiglianze con il periodo Contiano, viene spontaneo chiedersi: l’Inter sarà o non sarà Campione d’Italia per la 20^ volta nella sua storia?

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Riccardo Fattorini

Riccardo Fattorini

Sono un giornalista sportivo alla ricerca di nuovi stimoli ed esperienze formative. Amo il calcio e amo poterlo raccontare in diversi modi, anche sotto il mio punto di vista.View Author posts