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Ex nerazzurri: N come…Nagatomo

La rivoluzione nerazzurra ha conosciuto molti campioni e comparse. Tra questi, Nagatomo, il primo giocatore giapponese della storia dell’Inter.

La rivoluzione attuata in casa Inter alla fine del primo ventennio degli anni 2000 ha reso possibile il raggiungimento di traguardi che, dopo le gloriose gesta del Triplete del 2010, dalle parti di Viale della Liberazione si faceva fatica ad assaporare. Colpa di male gestioni tecnico tattiche in campo e di investimenti che non si sono rivelati azzeccati. Di giocatori dalle doti incerte e con aspetti più da comparse che da calciatori ne sono passati in grande quantità nella storia dell’Inter, spesso limitatisi al ruolo di macchiette senza un filo logico tecnico.

Tra i vari semi sconosciuti approdati ad Appiano Gentile ce n’è uno, all’epoca noto per il proprio contratto, consegnato direttamente da un pony express che, come nei film, arriva in Lega pochi minuti prima della chiusura delle serrande. 

Dōmo arigatō

inter-nagatomo

Yuto Nagatomo, arrivato in Italia nell’estate 2010, ingaggiato in prestito dal Cesena tra mille scetticismi, è il personaggio principale della peripezia di mercato compiuta dall’Inter durante il mercato di riparazione di gennaio 2011. Per non rimanere imbottigliato nel traffico della sera e considerato che l’ATAHotel, sede del calciomercato invernale si trovava in centro a Milano, qualcuno suggerisce di utilizzare un motorino per zigzagare tra le auto ferme in coda per tornare a casa. Già, un motorino. Un concetto di grinta ed esplosività applicabile anche nel calcio, che se ben tarato può raggiungere alte velocità e risultare divertente da guidare. La prima parte della stagione di Nagatomo al Cesena trascorre in attesa di una Coppa d’Asia che lo vedrà protagonista con il suo Giappone. I Samurai Blu conducono un torneo che li vedono vincere il proprio raggruppamento e arrivare in finale contro l’Australia trionfando per 1-0 con l’allora 24enne di Saijo sempre in campo in tutte le sfide della sua nazionale. 

Alla guida degli asiatici c’è l’ex Inter Alberto Zaccheroni e forse è a lui che il nuovo tecnico nerazzurro Leonardo, subentrato all’esonerato Rafa Benitez a seguito del trionfo nel Mondiale per Club 2010 che porta l’Inter a raggiungere l’apice del ciclo iniziato da Josè Mourinho, si sarà rivolto per chiedere consigli su un terzino dal nome poco conosciuto o quasi. L’Inter si convince a fare il grande passo e spinta anche dal traino pubblicitario e commerciale che un’operazione del genere solitamente regala, propone uno scambio di terzini al Cesena: Nagatomo per Santon e in effetti, all’annuncio ufficiale del laterale sinistro, il sito ufficiale nerazzurro fa registrare il picco di contatti dal Sol Levante, letteralmente impazzito per l’approdo di uno dei suoi beniamini nel club da poco laureatosi campione del mondo.

Nagatomo diventa così il primo (e finora unico) giocatore nipponico della storia dell’Inter, aggiungendo un’altra bandiera alla lista di quelle rappresentate dai vari calciatori nerazzurri nel corso degli anni. In campo viene schierato nel ruolo di terzino sinistro, ma la sensazione che si sviluppa sugli spalti è che in realtà di mestiere faccia il maratoneta: delle distanze coperte in ogni partita si fanno fatica a tenere il conto, tale è la freschezza atletica di questo ‘piccolo Samurai’ che in breve tempo entra nei cuori del popolo interista.

Uno dei suoi segreti lo rivela direttamente nel suo blog a poche settimane dallo sbarco a Milano: gli umeboshi, delle prugne salate, stranamente preferite al risotto o alla cotoletta alla milanese, fatte macerare in salamoia che a detta dell’interessato lo farebbero correre il doppio. Grazie anche a questa particolare specialità tradizionale, il terzino giapponese dimostra fin da subito di poter stare in una squadra strapiena di campioni di primo livello, colmando il divario tecnico con un impegno ed uno spirito di sacrificio fuori dal comune che gli permettono di realizzare la prima rete in Italia il 6 marzo 2011, nel 5-2 contro il Genoa con un potente tiro sotto alla traversa. L’esultanza con l’iconico inchino a quarantacinque gradi strappa più di qualche sorriso sulle gradinate ma, allo stesso tempo, racchiude centinaia di anni di storia di un Paese, segnato qualche giorno dopo da un grave terremoto con numerose vittime. 

Con il passare dei mesi, Nagatomo si guadagna sempre più spazio nell’Inter campione di tutto; il giapponese scende in campo dall’inizio nella trionfale serata del 29 maggio 2011 quando la formazione nerazzurra si porta a casa la Coppa Italia, unico trofeo del calciatore nipponico con la Beneamata e ultimo prima dello scudetto del 2021. Dopo il trionfo nella coppa nazionale, l’Inter affronta un periodo difficile di smantellamento della squadra e l’ex Cesena emerge come punto fermo, raggiungendo persino il ruolo di capitano nel derby contro il Milan del 2013.

Con l’arrivo di Roberto Mancini, il suo impiego inizia a diminuire, tuttavia, Nagatomo continua a contribuire ma l’Inter decide per il suo trasferimento al Galatasaray nel 2018, dopo 210 partite, 11 gol e 18 assist tra campionato e coppe, che lo vede rilanciarsi, vincendo titoli in Turchia e consolidando la sua influenza nel calcio giapponese. La sua carriera è coronata da traguardi significativi, inclusi oltre 100 presenze in nazionale e persino un’apparizione speciale, nel 2019, nel famoso cartone animato “Holly e Benji” dove trionfa nei Giochi Olimpici contro il Brasile grazie a un suo cross per la rete decisiva segnata da Oliver Hutton e Tom Becker in rovesciata congiunta. Dopo una parentesi al Marsiglia, Nagatomo torna in Giappone, chiudendo così un capitolo glorioso della sua carriera in Europa.

Nel giorno del suo 35esimo compleanno, l’FC Tokyo ha annunciato il ritorno dell’ex calciatore dell’Inter dopo 11 anni dall’addio. Il club con cui Nagatomo ha esordito in J-League nel 2008 ha riportato a casa quel giapponese che ha saputo creare un filo diretto tra due mondi agli antipodi come Milano e l’Estremo Oriente. 

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Gianmarco Vella

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