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Ex Nerazzurri: O come…Oriali

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Il percorso straordinario di un’icona nerazzurra, dal settore giovanile alla gloria con la maglia dell’Inter

La storia centenaria dell’F.C. Internazionale 1908 si è recentemente arricchita di una nuova stella, da sfoggiare con orgoglio sulla maglia, a dimostrazione delle gesta e dei traguardi sportivi nazionali raggiunti dal club di Viale della Liberazione. In questo cammino, nato il 9 marzo 1908 al ristorante L’Orologio di Milano, hanno preso parte dei veri e propri simboli, diventati negli anni delle icone che hanno rappresentato e difeso i colori della Beneamata, sia in campo sia fuori, al termine delle proprie grandi carriere, per una transizione che non solo testimonia l’amore per i colori nerazzurri, ma anche la grande capacità di mettere a frutto l’esperienza acquisita sul campo in un ruolo di leadership. Figure emblematiche come Javier Zanetti, che oggi riveste il ruolo di vicepresidente, e altri campioni che hanno contribuito alla storia del club, sono ora determinanti nella gestione della società, continuando a influenzare il destino dell’Inter con la stessa passione e dedizione che li ha caratterizzati da giocatori.

Una vita da mediano

“Una vita da mediano, a recuperar palloni…”, iniziava così il brano inciso nel 1999 e pubblicato all’interno dell’album Miss Mondo dal cantautore e cuore nerazzurro, Luciano Ligabue, che si esibirà nei festeggiamenti per la conquista dello scudetto numero venti dell’Inter al termine della sfida di San Siro contro la Lazio di domenica 19 maggio. Lo storico cantante romagnolo ha avuto una dedica particolare nella scrittura di questa canzone, per un Campione del Mondo e un autentico punto di riferimento dell’Inter anni ’70.

Soprannominato Lele, Gabriele Oriali nasce a Como il 25 novembre del 1952 e sin da bambino dimostra di saperci fare con il pallone. Di fede juventina per via del padre che lo portava a vedere la Vecchia Signora al Comunale di Torino, il giovane Oriali riceve la chiamata dell’Inter all’età di 13 anni, qualcosa di irrinunciabile. Il 7 febbraio 1971, Oriali fa il suo esordio in Serie A all’Olimpico contro la Roma quando di anni ne ha 19 e, sebbene giocherà solo qualche minuto in stagione, con la forza e l’umiltà di chi sa mettersi in ascolto dei saggi, attendendo il momento giusto per esprimersi, Lele presto troverà la sua consacrazione come uomo di corsa e rincorsa, correndo a perdifiato contro i più grandi calciatori del mondo, come Johan Cruijff nella finale della Coppa dei Campioni 1972, rappresentando perfettamente il calcio italiano di quell’epoca, sempre alla ricerca di ambizioni sopite. La Beneamata era però aleatoria e incostante, mentre Oriali faceva della solidità e della lotta il suo marchio di fabbrica, tanto da guadagnarsi il soprannome di Piper, nomignolo coniato dal giornalista Gianni Brera.

“Una vita da mediano. Da chi segna sempre poco…”, forse un verso applicabile a quegli interpreti stile Gattuso, tutto fuoco ma che con il gol non hanno un grande feeling. La presenza di Oriali in campo rappresentava una certezza; la sua capacità di recuperare palloni e avviare azioni offensive faceva di lui un giocatore fondamentale per il gioco dell’Inter con cui si scopre mediano goleador: 43 sigilli nella sua decennale esperienza con l’Inter (392 presenze), un record se si pensa all’interpretazione del ruolo all’epoca, di cui 6 gol segnati nel derby. Così, mentre l’Inter viveva alti e bassi, Oriali si distingueva per la sua costanza e dedizione, caratteristiche che lo avrebbero reso una leggenda del club. Tra la finale di Coppa dei Campioni 1972 e l’ultimo atto dei Mondiali di Spagna ’82, dieci anni dopo contro la Germania Ovest, Oriali ha sempre dimostrato costanza e dedizione, qualità paragonabili alle fondamenta di un matrimonio duraturo e dedicate alle due squadre della sua vita: l’Inter e la Nazionale.

Il mediano comasco, dopo 2 Scudetti, 2 Coppe Italia, il titolo di Campione del Mondo nel 1982 e una parentesi con la Fiorentina, appende gli scarpini al chiodo e dal 1990 intraprende la nuova strada della carriera da dirigente, iniziando come direttore generale della Solbiatese, società lombarda in provincia di Varese, portandola dalla serie D alla C2. Nel 1994 viene chiamato dal Bologna, contribuendo alla doppia promozione dalla C1 alla Serie B e successivamente alla Serie A nel 1996. Con la società felsinea, può vantare la riuscita dell’ingaggio di Roberto Baggio nel 1997 e che il Divin Codino ripagherà con 22 reti nella stagione 1997-1998. Lo stesso anno passa al Parma, vincendo in una sola stagione Coppa UEFA e Coppa Italia mentre l’anno successivo il torna all’Inter, dove lavorerà fino al 2010, contribuendo all’amalgama di quel brodo primoridale da cui nascerà la grande squadra del Triplete. Se l’Inter è la squadra nel cuore di Lele Oriali, altrettanto lo è stata, come già detto, la Nazionale. Nel 2014, Oriali viene investito dal presidente Carlo Tavecchio della carica di Team Manager degli Azzurri e affiancherà, fino all’arrivo di Luciano Spalletti, tecnici del calibro di Antonio Conte, a Euro 2016, Gianpiero Ventura, nel momento forse più buio della nazionale quando venne fallita la qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 e Roberto Mancini, con cui celebrerà il titolo di Campione d’Europa nella magica serata di Wembley.

Un percorso straordinario, iniziato dai primi calci al pallone come terzino destro al Cusano Milanino, passando dal settore giovanile e terminato con quasi quattrocento partite da professionista con la maglia dell’Inter. La storia di Gabriele Oriali in maglia nerazzurra è stata intensa di emozioni. 

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Gianmarco Vella

Gianmarco Vella