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Inter-Genoa è la partita di Diego Milito

Inter-Genoa = Diego Milito. Sono successe parecchie cose durante l’arco di quest’ultima settimana. Per poter rivivere a pieno tutte le tappe oltrepassate durante questi giorni si deve tornare a circa 7 giorni fa, quando i nerazzurri erano in procinto di chiudere la preparazione per la partita contro il Lecce. Due giorni più tardi le reti di Lautaro Martinez – doppietta -, FrattesiDe Vrij hanno chiuso nel migliore dei modi la trasferta salentina. Nemmeno il tempo di riposarsi che ad ostacolare il percorso senza sosta dei nerazzurri verso la seconda stella è stata proprio l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, non proprio un avversario facile da affrontare. Anche qui un sonoro 4-0 – a segno il solito Lautaro, Frattesi e gli esterni Federico Dimarco e Matteo Darmian – ha contribuito a superare col massimo dei voti l’esame bergamasco e, di fatto, slanciarsi ancora di più verso questa sfida contro il Genoa.

Inutile dire come anche questa gara abbia la sua importanza: una vittoria contribuirebbe a mantenere alta l’autostima della formazione allenata da mister Simone Inzaghi, oltre che a consolidare il primato in classifica e a dare la giusta carica per la sfida delicata dello stadio Dall’Ara di Bologna. È chiaro che parlare di partite fondamentali in queste occasioni quando il distacco con la seconda classificata (Juventus, ndr.) è di 12 punti sembra quasi un’utopia, eppure non è mai banale tenere alta la concentrazione per poter conquistare i propri obiettivi. Obiettivi che ora passano per l’importante sfida di lunedì, la quale non può non ricordare una leggenda di entrambi i club: Diego Milito.

Dalle province di Buenos Aires alla notte di Madrid

Diego Milito - Racing

La storia di Diego Milito parte da lontano, precisamente nella provincia di Avellaneda. Lì il classe 1979 firma il suo primo contratto professionistico con il Racing Club, una società molto nota in Argentina, con il quale esordisce alla tenera età di 20 anni. La sua prima parentesi nella massima serie argentina non poteva andare meglio: 34 gol in 137 presenze condite dalla vittoria dell’allora Torneo Apertura – ora chiamato Prima Division ed è l’equivalente della nostra Serie A – dopo più di 35 anni dall’ultima volta. Un titolo fondamentale per gli appassionati de l’Academia (altro nome per dire Racing, ndr.), che fra un tango e l’altro hanno potuto rivivere quelle gioie immense che solo uno schiaffo alle potenze Boca Juniors e River Plate riesce a dare. Un inizio da sogno dunque per quel ragazzetto di appena 22 anni, che già nei primi anni della sua carriera ha potuto assaggiare l’emozione di regalare a migliaia di tifosi una felicità immensa tramite le sue giocate.

Diego Milito - Genoa

Nell’inverno del 2004 Milito sceglie l’Italia per poter fare quel salto di qualità in più e ambire di giocare nel calcio europeo. A prelevarlo dal Racing ci pensò il Genoa, che in quel momento non navigava in acque così docili. Tutto parte da quel lontano 11 giugno 2005, quando il Genoa si preparava ad affrontare il Venezia – già retrocesso – nell’ultima giornata di Serie B. L’obiettivo del Grifone era quello di vincere per poter consolidare il primo posto e conquistare la promozione in Serie A dopo più di 10 anni dall’ultima volta. Un obiettivo che fu presto raggiunto: una doppietta di Milito e un sigillo del centrocampista italiano Marco Rossi contribuirono al 3-2 rifilato ai lagunari e a regalare la tanto bramata promozione nella massima serie.

Fin qui tutto bene, se non fosse che poi una gioia così grande fu tremendamente esaurita da una delusione enorme da parte della dirigenza rossoblù. Più precisamente il 14 giugno – ben 3 giorni dopo – una pattuglia dell’Arma dei Carabinieri riuscì ad intercettare un’auto su cui viaggiava il dirigente del Venezia Giuseppe Pagliara, che al momento si trovava nei pressi di Cogliate. Durante la perquisizione del mezzo i Carabinieri trovarono una busta gialla contenente un modulo di contratto di vendita, intestato al Genoa CFC, che riguardava il giocatore paraguaiano Rubén Maldonado e 250 mila euro in contanti. Dopo aver svolto un breve interrogatorio al dirigente e sequestrato i soldi in via precauzionale, i Carabinieri riuscirono ad intercettare una telefonata fra Enrico Preziosi – l’allora Presidente del Genoa – e Franco Dal Cin – l’allora Presidente-proprietario del Venezia -. In quella telefonata il presidente rossoblù chiedeva al presidente dei lagunari di disputare una partita regolare di campionato tra la prima in classifica e l’ultima, rifiutando il premio offerto dai dirigenti del Torino e cercando di normalizzare l’evento sportivo. Alla fine della storia, il Genoa è stato poi retrocesso in Serie C1 a causa di illeciti sportivi per poi essere penalizzato di 3 punti a partire del rispettivo campionato.

Nei tre anni a Genova – dal 2004 al 2005 per poi tornare dal 2008 al 2009 – Milito ha avuto modo di farsi conoscere al calcio italiano: nei suoi due campionati di Serie B e uno di Serie A – con in mezzo un prestito di due anni al Real Saragozza, in Spagna – con la maglia del Grifone, il centravanti argentino segna un totale di 60 gol e 7 assist in 90 presenze, contribuendo alle diverse vittorie in campionato e regalando anche una storica qualificazione ai gironi di Europa League. Ancora una volta, Diego Milito ha saputo donare una grande felicità ai propri tifosi.

Diego Milito - Inter

Probabilmente l’esperienza più bella e prolifica della sua carriera: qui è dove Diego Milito divenne ufficialmente El Principe. Come già anticipato, il classe 1979 è sempre stato un attaccante amato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di averlo in squadra, ma l’amore e il riconoscimento che ha potuto ricevere nei suoi anni all’Inter probabilmente non è eguagliabile. Al di là dei numeri stratosferici – 75 gol e 28 assist in 171 partite – e dei diversi trofei conquistati – 1 Scudetto, 2 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 1 Mondiale per Club – El Principe Milito è stato molto più di un semplice attaccante. Un centravanti puro che ha trainato quasi da solo la gloriosa stagione del Triplete con 30 gol in 52 partite. Basti pensare, inoltre, che nelle 3 partite decisive per la conquista dei rispettivi trofei è riuscito ad incidere il suo nome: prima in occasione della finale di Coppa Italia contro la Roma – segnando il gol dell’1-0 definitivo -, poi nella giornata conclusiva di Serie A contro il Siena – segnando sempre l’unico gol dell’incontro – ed infine nella meravigliosa finale di Champions contro il Bayern Monaco – segnando la doppietta decisiva alla conquista del titolo -.

Proprio lì, in quella storica finale di Champions League, l’Inter tornò a vincere la coppa dalle grandi orecchie dopo più di 45 anni dall’ultima volta. In quell’occasione i nerazzurri vinsero la competizione per la seconda volta consecutiva, battendo in finale a San Siro il Benfica del portoghese Eusebio grazie al solo gol dell’attaccante brasiliano Jair da Costa. Nel 2010 un altro portoghese (José Mourinho, ndr.) guidò l’Inter ad una storica finale, battendo nel percorso squadre importanti come il Chelsea e il Barcellona, contro lo scoglio insormontabile dei bavaresi. L’avversario incuteva timore, ma come nelle migliori favole El Principe si illuminò nella notte di Madrid, siglando una doppietta personale e abbattendo da solo la muraglia biancorossa. Una notte incredibile e formidabile che tutt’oggi non riesce a lasciare in pace i ricordi dei tifosi nerazzurri, che ora più che mai ricorderanno questo match casalingo come la partita di Diego Milito.

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Riccardo Fattorini

Riccardo Fattorini

Sono un giornalista sportivo alla ricerca di nuovi stimoli ed esperienze formative. Amo il calcio e amo poterlo raccontare in diversi modi, anche sotto il mio punto di vista.View Author posts