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Inter, quanta strada hai fatto dalle lacrime di quel Bologna-Inter

Bologna-Inter, 27 aprile 2022. L’Inter non nutre molta simpatia per le squadre dell’Emilia Romagna, o forse sarebbe meglio dire le emiliane non hanno simpatia per i nerazzurri. Prima il Sassuolo e poi il Bologna: due realtà che negli ultimi anni hanno fatto vedere i sorci verdi ai tifosi della beneamata. Sabato alle 18:00 al Dall’Ara si giocherà Bologna-Inter: uno stadio, una partita che risvegliano i ricordi di quell’aprile di due anni fa, quando l’Inter gettò ufficialmente alle ortiche ogni speranza di scudetto.

Bologna-Inter è per le nuove generazioni il 5 maggio di quella precedente. Dalle lacrime di Ronaldo a quelle di Radu, accompagnato negli spogliatoi dai compagni a scudo intorno a lui per evitare il voyeurismo mediatico del dolore che in quel momento bruciava come una lama rovente in una ferita che i tifosi dell’Inter sentono fresca ancora oggi. Una ferita che solo la seconda stella nel giorno del derby potrebbe guarire una volta per tutte.

Il percorso di maturazione dell’Inter dopo Bologna-Inter

Bologna-Inter 2-1

Handanovic infortunato, gioca Radu. Esordisce in serie A dopo aver visto il campo solo una volta e mesi prima in coppa Italia contro l’Empoli. La partita più importante della stagione nerazzurra si gioca il 27 aprile ed è il recupero di una gara che i nerazzurri si sono visti rinviare per mesi. Il giorno tanto atteso è arrivato. I cugini del Milan sono primi in classifica, hanno saputo approfittare dopo la vittoria nel derby di un momento no dell’Inter che ha bruciato un vantaggio di 9 punti sulla seconda. “Vinciamo a Bologna, riprendiamo il primo posto e vinciamo la seconda stella al primo anno di Inzaghi” questo il pensiero comune che serpeggiava in quei giorni.

Il vantaggio del Milan era solo di due punti, la vittoria al Dall’Ara ci avrebbe portato avanti di 1 punto e il calendario favorevole ci avrebbe permesso di festeggiare il secondo scudetto consecutivo. Come accade però la maggior parte delle volte, e soprattutto nel calcio, quando si inizia a fare dei piani, Dio sorride. E quella sera a Bologna, il Dio del calcio se la rise proprio di gusto mentre i tifosi dell’Inter pensavano di vivere il loro peggior incubo. Dopo il vantaggio firmato da Perisic al 3′, il Bologna trova con Arnautovic il gol del pareggio e poi, nella ripresa, a 10 minuti dalla fine, su una rimessa laterale che poteva sicuramente essere gestita meglio, Radu liscia il pallone che viene messo in porta da Sansone.

Due a uno per il Bologna. Lo scudetto è perso

Non servì a nulla il filotto di vittorie di lì alla fine del campionato: il 22 maggio (data molto cara agli interisti perché l’ultima data del Triplete) il Milan vinse lo scudetto sul campo del Sassuolo e a Milano, dopo la vittoria dell’Inter per 3-0 sui blucerchiati, tifosi e giocatori si compattarono sotto il settore degli ultras, con applausi scroscianti nonostante la delusione per l’obiettivo sfumato e lacrime. Tante lacrime. Chi sugli spalti, chi in campo (Lautaro su tutti). Lacrime di rabbia, delusione e orgoglio, che di lì a poco si sarebbero trasformate della spinta necessaria per risalire dal fondo.

Lo scorso anno il campionato dell’Inter è stato caratterizzato da alti e bassi, il girone di ritorno è stato sicuramente più soddisfacente dei primi mesi di campionato nei quali sembrava che l’Inter avesse accusato, e non poco, lo scudetto rossonero. Se in serie A i risultati soddisfacenti si alternavano a quelli deludenti, fu in Champions League che i nerazzurri vissero un sogno ad occhi aperti. Dopo il passaggio ai gironi e le vittorie contro Porto e Benfica, l’Inter visse una semifinale di Champions contro il Milan e già lì pregustò il dolce sapore della vendetta: 2-0 all’andata e una vittoria di misura al ritorno firmata da Lautaro.

I nerazzurri si aggiudicano un posto in finale di Champions. Si vola a Istanbul. La finale non è certo una partita semplice, Inzaghi sfida Guardiola che dopo averla sfiorata un paio di volte con i Citizen, vince la sua prima Champions League alla guida degli inglesi. L’Inter esce sconfitta ma tra gli applausi di tutta Europa. La medaglia d’argento è un risultato di cui vantarsi perché nessuno avrebbe creduto che l’Inter se la sarebbe giocata alla pari contro il City e che solo un gol di Rodri avrebbe frantumato i sogni nerazzurri a 10′ dalla possibilità di giocarsi i supplementari.

“Per quanta strada ancora c’è da fare…”

L'esultanza dell'Inter dopo il goal di Calhanoglu

Sono cambiate tante cose da quella sera di aprile, tanti giocatori se ne sono andati, chi lasciando un buon ricordo e chi invece tradendo l’amore dei tifosi, tifoseria e squadra sono diventati un tutt’uno, Inzaghi è maturato come allenatore ed ha imparato a gestire i momenti della partita e della stagione, Lautaro è diventato un capitano e leader assoluto.

L’Inter di oggi è forgiata sulle lacrime che ha versato quella notte a Bologna, è una squadra che ha voglia di vivere di nuovo le emozioni che solo una finale di Champions League può regalare e vuole lottare fino all’ultimo centimetro del terreno di gioco per questo. Con i meriti del lavoro, Inzaghi, che in questi due anni non ha prestato attenzioni alle critiche che hanno cercato di destabilizzare l’ambiente, ma ha isolato i suoi e con la massima fiducia nei mezzi di questi ragazzi, ha creato un gioco talmente bello e con meccanismi collaudati alla perfezione che poco importa persino chi ne siano gli interpreti. Dopo due anni di lavoro, pazienza e sacrifici l’Inter sta comandando un campionato che la vede in vetta alla classifica con 15 punti di distacco sulla seconda e la punta della seconda stella inizia a intravedersi sopra lo stemma per cui tutti noi interisti siamo pazzi d’amore.

Un bolognese DOC come Cremonini canta nella sua famosissima Buon Viaggio “partire per ricominciare, / che non c’è niente di più vero di un miraggio / e per quanta strada ancora c’è da fare, / amerai il finale“.

A pensarci, versi più che mai interisti.

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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni