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Inutili polemiche post Sassuolo. Staccare la spina è fisiologico ed è sempre accaduto anche in passato

La sconfitta contro il Sassuolo ha aperto discussioni sulla prestazione dell’Inter, rea di essersi accontentata dopo lo scudetto.

La gara contro il Sassuolo, che per l’Inter è valsa la seconda sconfitta stagionale in campionato, sempre per mano neroverde dopo l’1-2 dell’andata, ha aperto dibattiti e recriminazioni per come è arrivata e in un momento della stagione in cui la lotta per la salvezza non è mai stata così incerta e ricca di squadre partecipanti.

L’Inter scesa in campo al Mapei Stadium di Reggio Emilia è apparsa lontana dalla condizione dei mesi passati in cui sbaragliare facilmente anche avversari più quotati appariva compito semplice ma i festeggiamenti per lo scudetto e la testa già all’Europeo di alcuni dei protagonisti principali hanno fatto pendere l’ago della bilancia verso un turnover applicato per concedere maggior minutaggio a chi in stagione aveva giocato di meno. 

Proposte e rimembranze

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Come sempre, alla fine, si è andati oltre. Dalle legittime recriminazioni per una partita non esaltante dell’Inter, si è passati a critiche esasperate nei confronti di allenatore e squadra o, peggio ancora, alle teorie riguardanti un possibile complotto orchestrato da due personalità legate da un’amicizia professionale che negli anni ha portato alla conclusione di diverse trattative e fortificato il legame tra le due società. Sul tema, spunti interessanti lo offrono le pagine de Il Giornale oggi in edicola. Il quotidiano fondato dal celebre Indro Montanelli afferma: “Non è chiaro quale siano le cose che non vanno. L’Inter è una squadra in vacanza con la testa da tempo, le ultime gare di Serie A servono solo a chiudere in bellezza il campionato. Qualora poi si voglia spostare l’attenzione sull’amicizia tra gli amministratori delegati, Marotta e Carnevali, si torna nell’ambito della libertà di pensiero dove tutto è concesso”.

E non si tratterebbe della prima volta che la Serie A vive episodi di questo genere. Sin dagli anni passati, le squadre appagate dai risultati stagionali tendevano a tirare i remi in barca schierando giocatori che durante l’anno avevano assaporato più la panchina che il rettangolo verde. Insomma, si tratta di qualcosa di fisiologico e noto al campionato italiano. Continua il quotidiano milanese con una lista di episodi simili accaduti nelle stagioni passate: “Una squadra campione può permettersi di festeggiare e poi perdere; è un fatto abbastanza consueto. Già il Napoli inarrestabile dello scorso anno cadde a Monza dopo la festa per il tricolore oppure basti pensare alla Juventus nel 2020 che a Scudetto acquisito perse malamente le ultime due gare di campionato con Cagliari e Roma. Sempre la Juve andò a perdere in casa all’ultima giornata del campionato di Serie B contro lo Spezia condannando l’Arezzo di Antonio Conte alla retrocessione. Fino ad arrivare al Milan di Capello che, una volta messo in cassaforte il terzo scudetto consecutivo, si lasciò andare in casa contro la Reggiana permettendo alla squadra emiliana di centrare la salvezza, suscitando una miriade di polemiche”.

Sempre Il Giornale si interroga sulla possibile soluzione da adottare per far sì che non vi siano più dubbi sulla legalità delle partite e fornisce una propria considerazione: “Lo scudetto negli ultimi anni è stato assegnato con troppo anticipo e questo ha alimentato inevitabilmente i sospetti su partite falsate proprio da queste situazioni. I casi sono due: o si torna alla formula del campionato a 18 squadre oppure si deve considerare la possibilità rivoluzionaria di introdurre playoff e playout per tenere viva e insospettabile la contesa fino all’ultimo minuto”.

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Gianmarco Vella

Gianmarco Vella