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Le provocazioni non toccano i nerazzurri

Le provocazioni non toccano i nerazzurri. L’Inter, soprattutto quella di questa stagione, è una squadra matura, solida, unita e ciò si è visto non solo in campo. Ci sono stati parecchi episodi dove la squadra di Simone Inzaghi si è confermata molto prudente: ricordando le critiche fuorvianti dopo la vittoria contro il Verona, dove erano stati messi alla gogna Bastoni per primo, poi la stessa Inter e chi più ne ha più ne metta, i nerazzurri erano stati in silenzio aspettando di far parlare il campo, e così è stato: 5-1 contro il Monza e Inter sempre più devastante. Poi, l’episodio più recente avvenuto a Riyad dove i giocatori nerazzurri sono andati in soccorso alla Curva Nord per stendere gli striscioni e a conclusione della gara vinta per 1-0 grazie alla rete del capitano Lautaro Martinez, sono andati tutti a festeggiare insieme ai ragazzi della Nord: questo perché l’Inter ormai è conscia che calcio e squadra non si limitano solamente al gruppo che scende in campo per giocare la partita, e riconoscono assieme ai tifosi le parole “unione” e “famiglia“.

Il legame che i nerazzurri hanno creato con i tifosi è stato fondamentale anche per respingere i media, le critiche, le opinioni confusionarie e sicuramente le provocazioni di un allenatore che probabilmente deve cambiare strategia se vuole destabilizzare una squadra, o meglio, l’Inter.

Provocazioni che fanno bene

Ormai sta diventando una tradizione provocare la squadra di Simone Inzaghi in conferenza, prima con la similitudine delle lepri e i cacciatori, poi con il gioco di guardie e ladri e infine, forse, facendo il paragone Sinner – Djokovic, ma va bene alla fine sono solo battute che non toccano nessuno, sicuramente non l’Inter che da quando le ha sentite en passant ha portato a casa 3 punti sovrastando i biancorossi per 5-1, ha dominato in semifinale di Supercoppa italiana contro la Lazio vincendo 3-0 e infine ha alzato, per la terza volta consecutiva, la coppa lo scorso lunedì contro il Napoli.

In realtà questa non è la prima volta che l’Inter blinda lo spogliatoio e risponde sul campo. Dopo la vicenda estiva con Romelu Lukaku e il gesto orripilante di quest’ultimo di non rispondere al telefono al suo – a detta del belga – amico (oltre che compagno) Lautaro Martinez, ma forse ancor più da quando l’argentino indossa la fascia da capitano, il gruppo nerazzurro è chiuso in una bolla e pare che niente e nessuno possa scoppiarla. A volte sembra banale e ormai scontato parlare di mentalità e maturità di un gruppo, ma il lavoro che sta facendo Simone Inzaghi con i suoi riporta a questi punti chiave fondamentali per non cadere anche nelle provocazioni.


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Marta Bonfiglio

Marta Bonfiglio