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Minima spesa, massima resa: il salto di qualità dell’Inter è in dirigenza

L’Inter in questi anni ha dovuto convivere con grossi problemi economici ma, grazie alla bravura dei dirigenti, la competitività del club è sempre rimasta alta.

Il calcio è profondamente cambiato negli ultimi anni. Non solo nel gioco, ma anche nella gestione finanziaria delle società calcistiche. È ormai finita l’epoca dei presidenti mecenati che erano disposti a perdere milioni di euro pur di rinforzare la propria squadra. I club vengono sempre più gestiti come vere e proprie aziende. Il lato sportivo non è più l’unica preocuppazione dei girigenti, che devono adesso tenere un occhio attento pure ai bilanci.

La gestione che Suning ha avuto sull’Inter dal suo arrivo è un esempio di questo nuovo modello. La famiglia Zhang, quando si era appena insidiata in società, aveva apertamente dichiarato la volontà di investire nella squadra per rilanciarne l’immagine in Europa. Le promesse furono mantenute. Dal giorno del loro arrivo gli Zhang hanno investito più di 800 milioni di euro nel club. I soldi immessi nelle casse societarie permisero anche diverse operazioni onerose sul mercato. Negli ultimi anni però la musica è cambiata. La politica cinese e gli effetti economici del Covid hanno messo a dura prova Suning e l’Inter ne ha risentito. Da quel momento in sede del calciomercato gli acquisti sono sempre stati subordinati ad una vendita. In questa difficile situazione però la squadra è sempre rimasta competitiva, grazie al lavoro splendido della sua dirigenza.

La carestia si combatte solo con le idee

marotta ausilio baccin

Negli ultimi anni la dirigenza è stata obbligata a privarsi di giocatori fondamentali all’interno dell’organico per far fronte alle esigenze di bilancio. Inoltre non sempre è stato possibile reinvestire quanto incassato. Spesso buona parte del ricavato finiva nelle casse malate del club. Nonostante ciò Beppe Marotta, Piero Ausilio e Dario Baccin si sono sempre dimostrati abilissimi nello scegliere i sostituti, che molte volte si sono rivelati persino più importanti dei partenti.

Tutti gli acquisti degli ultimi anni si sono rivelati oculati e mirati. Nessuno degli arrivi più recenti è stato preso per caso. Al trasferimento infatti è sempre preceduta una lunga fase di studio del giocatore e una ancor più estenuante trattativa. Ogni milione risparmiato è fondamentale per l’acquisto successivo; questo è il presupposto con cui la dirigenza si è mossa negli ultimi tempi. È questo il motivo per cui spesso si è preferito puntare su calciatori a parametro zero o altri che magari non stavano attraversando il proprio miglior momento di forma. Nella maggior parte (se non nella totalità) dei casi, la mossa si è rivelata vincente. L’Inter ormai è diventata un esempio per quanto riguarda l’attività di compravendita e molti club hanno cominciato a prendere spunto dal club nerazzurro.

Un netto miglioramento rispetto al passato

L’approdo di un dirigente di grande esperienza e competenza come Beppe Marotta in nerazzurro ha certamente contribuito alla crescita del club. Prima del suo arrivo di soldi ce n’era, ma spesso erano spesi male. Durante gli anni in cui l’Inter non si riusciva a qualificare in Champions League sono sempre stati investiti molti milioni sul mercato, ma gli arrivi puntualmente deludevano le aspettative. Adesso che di budget ce n’è molto meno (e a volte è persino negativo) la squadra è molto più competitiva e gli acquisti difficilmente floppano.

Per fare un esempio è sufficiente paragonare il centrocampo attuale a quello dell’Inter nel primo anno della gestione Zhang. Al momento i titolari sono Hakan Calhanoglu, Henrikh Mkhitaryan e Nicolò Barella. La spesa complessiva per tutti e tre è stata di circa 45 milioni di euro. L’armeno e il turco sono arrivati a parametro zero. L’unico esborso di denaro è stato fatto per portare a Milano Barella dal Cagliari. Oggi questo trio “low cost” è uno dei centrocampi migliori d’Europa.

Nel 2017 la situazione era assai più tragica. I titolari del reparto erano Joao Mario, Geoffrey Kondogbia e Roberto Gagliardini. Questi tre nomi evocano solo brutti ricordi nelle menti dei tifosi interisti. Eppure la spesa per portarli in nerazzurro fu ingente. Joao Mario fu acquistato per quasi 45 milioni di euro (quanto Barella) dal Porto. Anni dopo l’Inter, pur di liberarsene, lo ha regalato al Benfica. Kondogbia, voluto fortemente da Mancini, arrivò a fronte di un esborso di ben 36 milioni di euro. Il francese a Milano, nonostante la grande fiducia concessagli, non si ambientò mai e dopo due anni salutò, senza troppi rimpianti. Anche Roberto Gagliardini arrivò a seguito di un grande investimento: furono circa 23 i milioni incassati dall’Atalanta per il suo cartellino.

Quel centrocampo costò 104 milioni di euro totali, più del doppio rispetto a quello attuale. È inoltre opportuno ricordare che i soldi in quegli anni avevano un valore diverso rispetto ad ora. Era più raro strapagare un giocatore all’epoca, oggi invece è la quotidiniatà. Nonostante ciò l’Inter si distingue per i propri investimenti e si merita un plauso.

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Luca Arcangeli

Luca Arcangeli