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Perché l’Inter meriterebbe di vincere lo scudetto nel derby

Vincere lo scudetto il giorno del derby. Febbraio da sogno per l’Inter ed il suo popolo, chiuso a +12 dopo averlo iniziato a -1 dalla Juventus capolista. Sulla carta questo sarebbe stato il primo vero ostacolo del girone di ritorno per l’obiettivo seconda stella dei nerazzurri, tanti impegni ravvicinati, tre big match da disputare e un ottavo di Champions League da superare contro i Colchoneros. Averlo superato nel modo migliore possibile (18 gol fatti e soli 2 subiti in 6 partite), ha rafforzato non solo il primato nella classifica di serie A degli uomini di Inzaghi, ma anche i sogni di gloria dei tifosi.

“Sognando di nuovo il tricolore” è parte dell’ultimo coro interista, urlato a squarciagola sotto il cielo meneghino nella speranza che a sentirlo siano soprattutto i cugini rossoneri proprio ora che serpeggia l’ipotesi che l’Inter possa vincere lo scudetto il weekend del 21 aprile, il weekend del derby. La matematica dice che è probabile, la passione dice che è l’obiettivo.

Il più dolce tra i sogni nerazzurri, il peggior incubo rossonero.

L’Inter merita di vincere lo scudetto il giorno del derby

L'esultanza dell'Inter dopo il goal di Calhanoglu

Ma se l’Inter può vincere lo scudetto nel giorno del derby, perché dire che merita di cucirsi la seconda stella sul petto proprio quel giorno?

Dobbiamo tornare con la mente a due anni fa, un anno doloroso per l’Inter, non solo perché ha visto frantumarsi i sogni scudetto dinnanzi ai propri occhi e per proprie colpe, ma perché ad approfittarne furono proprio i cugini milanisti che colorarono di rossonero le strade di Milano dopo aver chiuso al primo posto della classifica a 86 punti (contro gli 84 nerazzurri) una stagione che per lunghi tratti Inzaghi e i suoi avevano dominato. Quel pomeriggio di maggio il Milan aveva vinto dimostrando di non saperlo fare, lasciandosi andare a sfottò di dubbio gusto (è solo un esempio Ibrahimovic che da capopopolo provoca la piazza con un “mandate un messaggio ad Hakan” o gli striscioni che copiavano quanto fatto da Ambrosini nel lontano 2007) che sono rimaste scolpite nella mente dei tifosi interisti.

Con entrambe le squadre a 19 scudetti, quel 22 maggio si è aperto un duello tra le due per decretare chi tra Inter e Milan avrebbe cucito per prima sul proprio petto la seconda stella. La classifica oggi dice che l’Inter è largamente favorita per questo, con la possibilità di poterlo fare al termine di questa stagione sportiva, raggiungendo la matematica certezza per la vittoria però nel weekend più importante per la Milano rosso-nerazzurra. Di nuovo un duello contro il Milan, perché in fondo è sempre derby. Il 21 aprile può rappresentare la chiusura di un ciclo che si è dolorosamente aperto due anni fa, come una ferita che ancora non si è del tutto rimarginata. Un pizzico di vendetta in un’overdose di felicità potrebbe soddisfare gli animi degli interisti per parecchio tempo. Cucire la seconda stella sul petto sotto gli occhi dei cugini rossoneri dopo una vittoria nella partita delle partite: un sogno fin troppo bello per essere vero.

L’Inter nella sua storia non è mai stata banale nelle sue vittorie, ma questo potrebbe rappresentare l’apoteosi dell’ultimo decennio, qualcosa che nei prossimi anni potremmo raccontare ai nostri figli iniziando con “ho visto tanti derby in vita mia, ma bello come quello di quel 21 aprile 2024…”

I sogni se si fanno è sempre doveroso farli in grande, ma bisogna saper restare con i piedi per terra per non risvegliarsi di colpo mentre si precipita nel vuoto. E allora, come dice Calhanoglu quando gli si chiede di esaudire questo sogno, “calma“. Godiamoci questo momento bellissimo senza puntare tutte le nostre aspettative su un preciso momento futuro, se per ora abbiamo dalla nostra solo la legge delle probabilità e non la certezza della matematica.

Certe volte i sogni si avverano e perché succeda bisogna crederci fino in fondo: oggi noi l’unica cosa che possiamo fare è lottare per quel sogno ogni domenica, su ogni centimetro di terreno e per ogni secondo del cronometro e se sarà destino però, per favore non svegliateci mai.

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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni