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Quando i giocatori si trasformano in ultras

La festa scudetto dell’Inter ha visto sfottò e provocazioni, in particolare lo striscione riguardante Denzel Dumfries e Theo Hernandez che ha richiamato episodi del passato.

Esultare significa mostrare gioia o soddisfazione in modo visibile e festoso con una reazione positiva a eventi come segnare un gol o vincere una partita, e che si esprime con gesti, sorrisi e vocalizzazioni. Chi vince esulta, si sa. In ambito cittadino si tende a porre l’accento sui diretti rivali, su coloro che hai superato per arrivare a toccare con mano un sogno dichiarato da una stagione intera e che ancora deve raggiungere il suo epilogo. Se il galateo esistesse nel calcio non esisterebbero le rivalità, non sarebbero presenti la tensione, che si prova sin dalle settimane antecedenti per incontri decisivi e la passione dei tifosi, il motore trainante delle giornate di campionato e non solo.

Già, i tifosi; una delle colonne portanti delle società calcistiche, coloro che tengono in alto il morale anche quando la speranza sembra essersi affievolita del tutto e che fanno chilometri per vivere le emozioni che solo la propria squadra sa regalare, alle volte eccedendo. Ed è qui che si incontrano calciatori e tifo, un binomio che sul momento può trasformarsi in una bomba a orologeria capace di creare il grande botto. 

Ultras part-time

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Non sono molti i calciatori che si sono dichiarati verso una determinata fede calcistica. Un fatto raro che però può annoverare nomi ai molti conosciuti sia per le proprie gesta in campo sia per l’attaccamento da tifoso nei confronti di determinati colori. Emblematici i casi opposti di Cristiano Lucarelli e Paolo Di Canio: il primo, quando indossava la maglia del Torino, coj i granata già salvi, volle assistere alla promozione del suo Livorno in Serie B dopo 30 anni. Indossando la sciarpa amaranto, si unì agli amici delle BAL, le Brigate Autonome Livornesi, nella trasferta a Treviso dove esplose di gioia insieme alla sua gente al gol di Igor Protti che regalò il salto di categoria ai toscani, prima di entrare sul campo dalla curva ospiti, celebrando come un semplice tifoso. Il secondo, detto Er Pallocca appartiene a un contesto, specialmente politico, completamente diverso. Pur impegnato nel calcio professionistico, Paolo Di Canio non rinunciò mai alla sua vita da ultras; impegnato in Inghilterra, dove lepartite di Premier League si disputano per la maggior parte al sabato, partiva con gli Irriducibili, storico gruppo ultras della Lazio a capo della Curva Nord dal 2010, la notte stessa. Per qualche tempo, questa è stata la sua doppia vita: calciatore sul campo e tifoso sfegatato in curva.

Se questi sono stati esempi di calciatori mossi dal tifo per i colori indossati, altri giocatori si sono esibiti in vere e proprie manifestazioni da tifo organizzato, in particolar modo in occasione di scontri tra squadre della stessa città. L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha messo in evidenza come alcune esultanze ardite si siano trasformate in una sorta di autogol per i protagonisti. L’ultimo ingresso nell’almanacco degli animali usati nelle esultanze è il cane, protagonista di un fotomontaggio con protagonisti Dumfries e Theo Hernandez al guinzaglio, visti i trascorsi nei derby di Milano. Non nuovo nell’album dei ricordi di questa Serie A è la bandiera dei tifosi della Roma con i colori degli acerrimi rivali della Lazio e al cui centro è raffigurato un topo. Vessillo che a fine partita venne consegnato nelle mani di Gianluca Mancini, MVP grazie alla rete che ha permesso ai giallorossi di affondare gli avversari, orgogliosamente sventolato dal difensore romanista e che gli costò un’ammenda pecuniaria.

La lista del giornale rosa procede con l’amarcord legato a un altro derby, quello della Mole. Nella stagione 2001-2002, nel ritorno di una stracittadina terminata all’andata con la celebre rimonta granata da 3-0 a 3-3 sulla Juventus e il rigore fallito da Marcelo Salas grazie alla celebre “buca di Maspero“, il derby di Torino assisti a un’esultanza ai limiti della provocazione. Protagonista fu Enzo Maresca, centrocampista juventino all’epoca 22enne che nei minuti di recupero, grazie a un colpo di testa straordinario dal limite dell’area, permise alla Juve di portare a casa un 2-2 fondamentale per le sorti del campionato. L’esultanza di Maresca fu inarrestabile se non fosse che, nel bel mezzo della sua gioia, si lanci in un’insensata corrida mimando appunto le corna del toro, in casa granata, come fatto in occasione del gol del 2-1 da Marco Ferrante e che al triplice fischio gli fece guadagnare rapidamente la via degli spogliatoi.

Per restare in tema e clima derby, non mancano poi le menzioni d’onore: celebre resta lo sfottò di Massimo Ambrosini nei festeggiamenti per la conquista della Champions League 2007 del Milan quando espose orgogliosamente dal pullman scoperto lo stendardo in risposta alla vittoria dello scudetto da parte dell’Inter, dando il via a un’escalation di botta e risposta rivistasi durante la festa rossonera in occasione della conquista del 19°scudetto con i cori in sottofondo suggeriti direttamente da Ibrahimovic e Theo Hernandez.

Tornando a Roma, a seguito della vittoria della Conference League, Niccolò Zaniolo si unì ai cori riferiti a Zaccagni e alla paternità del bambino avuto con Chiara Nasti del calciatore della Lazio. L’influencer e moglie del calciatore ex Verona rispose alle immagini facendo riferimento a Zaniolo come “un gamberetto”.

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Gianmarco Vella

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