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Udinese-Inter è anche la sfida di Samardzic: il retroscena sul perché non ha firmato con i nerazzurri

In estate sembrava essere destinato all’Inter, poi qualche incongruenza di troppo ha fatto saltare l’operazione. Il punto di vista di ambo le parti è chiaro. 

Nel mondo del calcio possono succedere molte cose, spesso non preventivate. In un luogo dove a prendere il sopravvento sono gli agenti, gli sponsor o gli interessi familiari è complicato poter esprimere un’idea guidata da un sentimento interno, profondo. Non per questo si può definire la scelta più remunerativa – economicamente parlando – come ignobile, poiché avere la possibilità di vivere meglio e di rendere la propria famiglia più sicura e contenta è un obiettivo pressocché universale. È pur vero che lo spettacolare mondo del calcio porta con sé anche diverse critiche da parte di tutti gli appassionati, che in base alle loro idee personali hanno la possibilità di esprimere un giudizio positivo o negativo sulle vite apparentemente privilegiate dei protagonisti di questo sport.

Critiche che possono arrivare quando viene messa in discussione la fedeltà per una squadra per fattori economici. Come già anticipato, la sicurezza economica per una famiglia è molto importante ma allo stesso tempo tanto giudicata e criticata nel momento in cui prevale sui valori e sulla passione dei tifosi di una determinata società. Un esempio concreto non può che essere quello di Lazar Samardzic, che in meno di qualche giorno è passato dall’essere un nuovo giocatore dell’Inter a tornare ad allenarsi con i suoi compagni di squadra dell’Udinese. Ora la vicenda è acqua passata, ma in occasione del prossimo impegno della formazione di Simone Inzaghi vale la pena ricordare le motivazioni del matrimonio mai sbocciato fra il centrocampista bianconero e l’Inter.

1 – In bilico fra accordo e disaccordo

Lazar Samardzic - Visite al Coni

Se ne parlava parecchio e alla fine la decisione sul gioiello dell’Udinese è stata presa. Non è stata un’operazione così rapida, perché l’arrivo di Davide Frattesi dal Sassuolo ha fatto tentennare non poco la società. D’altronde la concorrenza nel ruolo sarebbe stata insopportabile, specie se i tuoi contendenti sono giocatori dal calibro internazionale come Hakan CalhanogluHenrik Mkhitaryan o Nicolò Barella. Con l’arrivo del centrocampista italiano – e il jolly Kristjan Asslani – le possibilità di giocarsi una maglia da titolare non erano poi così rosee, ma la volontà del giocatore di vestire la maglia nerazzurra era decisamente più forte di queste preoccupazioni. Una dimostrazione d’affetto ma anche di grande coraggio da parte di un ragazzo che avrebbe di certo speso tantissimo per potersi meritare uno spazio nell’11 titolare.

L’Inter ci ha pensato bene, ma poi l’idea di regalare le qualità enormi del centrocampista serbo alle altre contendenti del campionato non era assolutamente accettabile. A tal proposito la società è riuscita piuttosto velocemente a trovare un accordo con l’Udinese: la trattativa si è sbloccata con un prestito oneroso da 4,5 milioni d’euro con diritto di riscatto fissato a 16 milioni d’euro più bonus. Un’offerta che con la contropartita di Giovanni Fabbian la dirigenza dell’Udinese non ha saputo rifiutare, dando il via a tutte le procedure del caso. Il completamento dell’operazione Samardzic sembrava questione di giorni: le foto scattate dietro al Palazzo del CONI di Milano e i diversi commenti social hanno suggerito un arrivo imminente del giocatore bianconero, ma poi qualcosa non ha funzionato.

I termini della trattativa sono stati ampiamente discussi e dati per certi, ma quello che non è stato accuratamente valutato sono state le diverse commissioni dell’operazione e il conseguente ingaggio del giocatore. In linea di massima l’accordo fra le società era chiaro, mentre l’intesa con il giocatore doveva ancora essere trovata del tutto. Probabilmente se la decisione fosse spettata interamente al ragazzo, ora la storia sarebbe completamente diversa. Tuttavia la realtà di questo sport è decisamente un’altra e all’interno di queste dinamiche non possono non entrare gli agenti e la famiglia del protagonista in questione. In questo caso a scombinare i piani di partenza ci ha pensato il padre di Samardzic, Mladen, che durante il colloquio con l’Inter ha richiesto un cambiamento imminente sulle condizioni del contratto di suo figlio, peraltro precedentemente accordati con la sua agente Rafaela Pimenta. A causa della delicata situazione finanziaria e con un mercato ancora da completare, la risposta della società nerazzurra è stata sin da subito negativa, riscontrando però una forte contrarietà da parte di papà Mladen.

2 – Il racconto di Mladen e le discussioni esterne

Lazar Samardzic - Asse Padre-Agente

La rabbia e la frustrazione di un’operazione finita male è pur sempre comprensibile, ma le accuse infondate sul malfunzionamento di alcune procedure sono altrettanto ingiuste e poco consone. Più o meno è questo quello che è successo fra papà Mladen e l’agente Pimenta in seguito alla rinuncia dell’Inter per il giocatore. Una decisione presa a malincuore, ma che ha assunto un significato diverso viste le conseguenze scaturite da un primo disaccordo fra le parti. In più il mercato aveva la necessità di proseguire nel migliore dei modi e spendere tutte le energie in un’operazione simile non avrebbe di certo giovato la società, che nel frattempo era alle prese con la costruzione di una rosa forte e competitiva per poter puntare alla seconda stella.

Intervenuto a Sportitalia, il padre di Samardzic ha espresso in maniera parecchio decisa il suo punto di vista, accusando l’agente Pimenta di aver discusso del contratto del figlio senza nessun mandato o autorizzazione. Non si è fatta attendere la risposta della signora Pimenta, che ha affermato di avere in possesso le diverse chiamate avvenute fra i due riguardo alle diverse società interessate al figlio e l’organizzazione sulle visite mediche del giocatore serbo, oltre che ai diversi incontri fisici con lui e la moglie sia in sede dell’Inter che in altre circostanze. Una situazione davvero surreale che è stata poi delineata ancora di più dall’amministratore delegato Giuseppe Marotta, il quale ha affermato che: “Nella trattativa con Samardzic sono mancate diverse cose, fra cui anche la serietà in sede di trattativa e il rispetto dei ruoli. Al giorno d’oggi, i giocatori si dimostrano aperti e disponibili prima e successivamente ti dicono no perché sono guidati dagli agenti e dalla famiglia”.

3 – Il ritorno a Udine e la stagione corrente

Lazar Samardzic - Stagione attuale

Il conseguente addio alla trattativa per il serbo ha sicuramente giovato all’Inter, che nel giro di qualche giorno è poi riuscita a chiudere l’accordo per il centrale Benjamin Pavard e per l’arrivo dello svincolato Davy Klaassen. Proprio l’olandese è arrivato come ‘alternativa’ al fantasista bianconero, poiché l’idea di avere più alternative nel ruolo ormai aveva stuzzicato non poco la dirigenza nerazzurra. Il rapporto fra Samardzic e l’Udinese si è inevitabilmente incrinato, portando dunque il centrocampista a disputare una stagione finora quasi anonima. L’anno scorso l’impatto in Serie A è stato devastante: giocate di qualità, ritmi altissimi in campo, 39 partite disputate condite da 5 gol e 4 assist. Insomma, un rendimento incredibile per un talento che in casa Udinese si sperava potesse fruttare parecchio.

Non è andata esattamente così: al momento Samardzic ha collezionato 26 presenze – mettendo a referto 3 gol e 2 assist -, ma le sue partite non rispecchiano i suoi standard e questo ha spento la maggior parte dei riflettori puntati su di lui. A gennaio ci ha provato il Napoli, presentandosi con un’offerta di 20 milioni più 5 di bonus: anche qui l’accordo sull’ingaggio del giocatore non è stato mai trovato. Si crede che una delle maggiori cause sia stato l’inserimento a sorpresa della Juventus, la quale ha spesso affermato di tenere d’occhio il centrocampista serbo per potenziare la mediana. Una storia travagliata che però il n° 24 dell’Udinese ha deciso di affrontare in modo diverso. Intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, il suo pensiero è ben chiaro: “Ho imparato a essere glorificato, ma anche a prendere qualche batosta. Un esempio lampante è ciò che è successo la scorsa estate, quando ho vissuto in prima persona una situazione spiacevole che ha portato una valanga di insulti sui social a me e a mio padre. Dopo tutto quel caos, ho capito di non avere alcun tipo di rimpianto per non essere andato all’Inter”. Ora i suoi ‘ex compagni’ arriveranno alla Dacia Arena con l’obiettivo di proseguire la cavalcata verso lo Scudetto, ma chissà se Samardzic saprà essere decisivo o se, invece, finirà sotto i radar come successo nel match di andata.

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Riccardo Fattorini

Riccardo Fattorini

Sono un giornalista sportivo alla ricerca di nuovi stimoli ed esperienze formative. Amo il calcio e amo poterlo raccontare in diversi modi, anche sotto il mio punto di vista.View Author posts