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Da Udine ad Udine: come Inzaghi si è preso l’Inter in un anno

La trasferta di Udine dello scorso campionato fu il punto più basso della gestione-Inzaghi, stasera sarà decisiva per lo scudetto: ecco come il tecnico si è preso l’Inter in un anno.

Stasera l’Inter scenderà in campo contro l’Udinese in un match che potrebbe significare scudetto. Vincere consentirebbe ai nerazzurri di compiere un altro passettino verso la conquista matematica del titolo, che, ironia della sorte, potrebbe arrivare contro il Milan. Quest’anno dunque Udine potrebbe avere un valore importante ai fini della vittoria finale, ma solo un anno fa, se si pensava a questa trasferta, i pensieri erano ben diversi.

Per capire bene quel momento bisogna però fare un passo indietro. La storia comincia dal finale del campionato 2021/22. Quell’anno i nerazzurri buttarono letteralmente via uno scudetto che ad un certo punto sembrava già in tasca. Inoltre a trionfare ai danni dell’Inter furono i rivali di sempre del Milan. Insomma, un epilogo drammatico, soprattutto se si conta che quello sarebbe potuto essere lo storico titolo della seconda stella per la Beneamata.

La delusione fu tanta e inevitabilmente anche la squadra ne risentì. Molti rimproverarono al gruppo di non aver saputo reggere la pressione nel momento decisivo del campionato, tantissimi criticarono amaramente il condottiero di quella squadra, cioè Simone Inzaghi. L’accusa era quella di non essere stato in grado di vincere con la squadra più forte e di non aver saputo mantenere l’asticella alta durante tutto l’arco della stagione. Le scorie di quell’amara sconfitta influenzarono pure l’inizio di campionato seguente. L’inizio di 2022/23 dei nerazzurri, chiamati a vendicare la delusione dell’anno prima, fu disastroso. Nelle prime 6 giornate arrivarono ben due sconfitte, troppe per chi vuole competere per trionfare. Anche le prestazioni offerte non furono soddisfacenti e un senso di insofferenza, ingigantito dalla frustrazione derivante dall’anno prima, cominciò ad aleggiare in tutto l’ambiente. Il 18 settembre 2022 l’Inter fu chiamata a rialzarsi nella settimana giornata di quel campionato. Gli avversari in quell’occasione sarebbero stati i bianconeri dell‘Udinese. Tuttavia le cose non andarono come tutti avrebbero pensato e sperato, anzi.

Quel pomeriggio nero di Udine

cambio bastoni Dimarco

L’Inter scese in campo con i titolatissimi, per provare a ribaltare un inizio di stagione insufficiente. L’inizio fece ben sperare: dopo soli 5 minuti fu Nicolò Barella a trovare la rete del vantaggio. Il numero 23 riuscì ad infilare Silvestri direttamente da calcio di punizione. Il parziale si portò dunque sull’1-0 in favore dei nerazzurri, che davano l’idea di essersi già buttati il momento negativo alle spalle. In realtà il peggio stava per arrivare e l’Inter non fece altro che confermarsi la squadra psicopatica che era stata fino a quel momento. Al 23esimo minuto Skriniar si fece autogol nella propria porta, portando l’Udinese sull’1-1: fu l’inizio della follia.

Le tenebre ripiombarono immediatamente sulla squadra e soprattutto su Simone Inzaghi. Il tecnico diede l’impressione di aver completamente perso le redini della squadra. Addirittura pareva come se proprio i giocatori stessi in quel momento stessero remando contro il loro allenatore e quel pomeriggio se ne ebbe una prova schiacciante. Preso probabilmente dall’isteria del momento, Inzaghi effettuò un doppio cambio al 30esimo minuto: fuori Mkhitaryan e Bastoni, dentro Dimarco e Gagliardini. Nessuno dei due prese bene il cambio, sopraggiunto perché arrivato per ragioni squisitamente tecniche. L’armeno si avviò verso la panchina contenendosi, invece il centrale ex Atalanta sfogò tutta la rabbia del momento. Cominciò a scalciare contro un seggiolino mentre era seduto in panchina, il tutto tra gli sguardi attoniti di compagni di squadra e dirigenti, che forse, in fondo al cuore, erano pure d’accordo con lui. La storia è poi nota: i cambi non portarono assolutamente gli effetti sperati, anzi, fecero crollare a picco l’Inter, che alla fine perse 1-3. Fu quello il vero momento in cui i tifosi cominciarono a chiedere la testa del tecnico, che non solo aveva fatto perdere uno scudetto alla sua squadra l’anno prima, ma dava pure l’idea di aver perso la bussola e di non sapere più cosa stesse facendo.

La redenzione di Simone Inzaghi

Nelle partite seguenti l’Inter proseguì nel non trovare continuità in campionato, dove inanellò diverse sconfitte. Inzaghi tuttavia non fu mai esonerato. A salvarlo, ogni volta, ci pensava la Champions League. I nerazzurri infatti furono protagonisti di una grande impresa nella manifestazione europea più importante. In un girone con Barcellona e Bayern Monaco riuscirono a qualificarsi agli ottavi, sbattendo fuori dalla coppa Xavi e i suoi uomini con due partite tra andata e ritorno da thriller. Proprio nella vittoria di andata contro i catalani Simone Inzaghi salvò per la prima volta la sua panchina. Molti parlavano già di uno Stankovic già pronto a sostituirlo nelle vesti di traghettatore fino a fine stagione. L’Inter vinse 1-0 grazie al goal di Calhanoglu e il discorso fu rimandato. Il cammino europeo dei nerazzurri proseguì come era iniziato, cioè alla grande, ma la stessa cosa lo fece quello del campionato. Ogni volta ci pensava la Coppa dalle grandi orecchie a controbilanciare le delusioni accumulate in Serie A.

Nonostante i successi in campo europeo il pensiero comune su Simone Inzaghi rimaneva lo stesso. Il pensiero popolare era che quel tipo di gare non avevano bisogno di preparazione e l’apporto dell’allenatore in quei casi era superfluo. L’altra faccia della medaglia invece si aveva in campionato, dove deve essere bravo l’allenatore a saper motivare i suoi giocatori. Il copione andò avanti fino al passaggio dei quarti di finale di Champions nel doppio scontro con il Benfica. Da quel momento scattò qualcosa all’interno dell’ambiente e toccò tutti. L’Inter cominciò ad inanellare una serie di vittorie consecutive in campionato, mettendo al sicuro la qualificazione alla Champions League 2023/24. In Europa invece arrivò la soddisfazione più bella di quella stagione. In semifinale i nerazzurri dovettero vedersela con i cugini del Milan, in un euro-derby valevole per l’accesso alla finale di Istanbul. Gli uomini di Simone Inzaghi asfaltarono i rossoneri vincendo sia all’andata che al ritorno, vendicando in parte lo scudetto dell’anno precedente.

La finale fu poi persa contro il Manchester City di Pep Guardiola. Quella sconfitta diede una nuova maturità a squadra e allenatore, che si resero conto di quanto erano forti e di che peccato fosse sprecare tutta quella qualità. Come la stagione 2022/23 era iniziata sulla scia della delusione di quella precedente, allo stesso modo quella attualmente in corso è la prosecuzione di quella prima. L’Inter ha giocato con una maturità quasi commuovente, riuscendo ad esprimere tutte le potenzialità che l’anno prima erano rimaste inespresse (almeno nel primo semestre).

Da fattore penalizzante a valore aggiunto

Diversi fattori lasciano pensare che lo scudetto perso nel 2021/22 sia colpa non solo dei giocatori, ma anche di qualche gestione sbagliata di Simone Inzaghi. Inoltre probabilmente è vero, i successi ottenuti nella prima parte della scorsa Champions League non sono stati del tutto merito suo. Forse in quell’occasione ad aver fatto la differenza sono state le motivazioni personali di ogni giocatore. Certo è che da un certo punto in poi invece è diventato lui il valore aggiunto di questa squadra. Il mancato esonero dello scorso campionato è frutto di una concatenazione favorevole di eventi, senza dubbio. Nonostante ciò il mister ha dimostrato di essere stato in grado di ricostruirsi una credibilità dentro e fuori dallo spogliatoio e non era facile, soprattutto se si considera come si erano messe le cose.

Simone Inzaghi durante questa sua avventura all’Inter ha dimostrato di essere una persona estremamente intelligente. Imparare dai propri errori non è da tutti e migliorarsi è una qualità che pochissimi hanno. Anche nei momenti bui non ha mai alzato i toni (come invece fece il suo predecessore dopo un’uscita ignobile da ultimi nel girone di Champions League) e non ha mai abbandonato la nave, neppure quando entrava acqua da tutte le parti.

Adesso l’Inter si sta preparando a festeggiare la tanto attesa seconda stella, proprio quella che le sfuggì dalle mani due anni fa. Si tratterà di una grande rivincita per Simone Inzaghi. Il dominio barbarico della squadra in questo campionato è in gran parte merito del suo allenatore. Ha saputo ricostruire un gruppo rimasto orfano di molti senatori, responsabilizzando le colonne del nuovo ciclo. Finalmente Inzaghi è diventato una risorsa preziosa, il miglior allenatore possibile per l’Inter. La società, la squadra e i tifosi possono e devono, finalmente, essere orgogliosi del proprio tecnico.

 

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Luca Arcangeli

Luca Arcangeli