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Udinese-Inter, le chiavi: classe a centrocampo e fantasia nel finale

Udinese-Inter 1-2: i nerazzurri dominano la partita ma la chiudono solo nel finale. I centrocampisti la mossa vincente di Inzaghi.

I nerazzurri si sono presentati allo Stadio Friuli con un curriculum che parla chiaro: 11 vittorie nelle 12 gare di campionato disputate nel 2024, con un precedente oltretutto di cinque vittorie su sei negli ultimi incroci contro l’Udinese. I padroni di casa, dall’altra parte, venivano da una striscia negativa che li aveva visti ottenere i tre punti soltanto in un’occasione, contro la Lazio, nelle ultime cinque giornate.

Per Inzaghi poche soprese nelle scelte di formazione, con Bastoni e De Vrij out e Carlos Augusto obbligato in difesa, mentre Cioffi con Lucca squalificato sceglie di lasciare in panchina inizialmente Success affidando le chiavi dell’attacco a Florian Thauvin, con Pereyra a supporto e Samardzic in mediana.

L’intelligenza di Inzaghi: nuovi ruoli per Calha e Mkhi, Frattesi “super sub”

Frattesi esulta con i compagni

La gara inizia subito con la pressione alta dei friulani anche se l’Inter riesce a far girare il pallone con calma arrivando anche al tiro in modo velleitario in un paio di occasioni, ma le prime due opportunità concrete se le crea Calhanoglu prima al 21′ con un pericoloso destro a giro da fuori area e poi con un’altra conclusione forte al 30′. Uno schema che senza dubbio esalta le doti balistiche dell’ex Milan e Leverkusen, provato più volte contro una difesa friulana molto attenta ai tagli di Lautaro Martinez sempre costretto ad allargarsi e a cercare i compagni in mezzo. Okoye è molto reattivo in entrambe le occasioni.

Pochi nei nel primo tempo nerazzurro: il gol dello svantaggio arriva da un episodio abbastanza fortuito, di cui poi Calhanoglu si prende la colpa ai microfoni di DAZN per il passaggio sbagliato: sorpresi Sommer e Dumfries al 40′ dalla conclusione di Samardzic sporcata da Carlos Augusto. Potevano fare di più i due nerazzurri che forse non si sono capiti, ma il tiro-cross del serbo beffardo e pure deviato sarebbe stato comunque difficile da intercettare. La formazione di Inzaghi domina il primo tempo con un possesso palla schiacciante del 77% e un gioco sempre veloce e intenso, ma non basta per rimediare allo svantaggio.

La corsa e la tenacia dell’Inter emergono anche nella ripresa prima con il gol annullato a Carlos Augusto e poi con il rigore conquistato e poi trasformato, ma poi i secondi 45 minuti sono tutti nerazzurri. Sempre impeccabile Mkhitaryan che come un metronomo è presente nelle rifiniture in zona gol per orchestrare i passaggi decisivi al limite dell’area ma corre e si sacrifica in copertura. Decisivo l’armeno nell’anticipo su Thauvin in ripartenza al 64′.

Con un Lautaro Martinez marcato strettissimo è molto incisivo Thuram, come secondo le aspettative, con la sua mobilità e la sua imprevedibilità nella posizione in campo. Difficile da marcare e da seguire per la difesa friulana, così come il cileno Alexis Sanchez che entra al posto di Calhanoglu per dare più peso offensivo e fantasia. Nonostante le prestazioni sottotono della stagione l’ex United è la scelta perfetta di Inzaghi per scardinare la linea bianconera: l’Udinese, molto chiusa soprattutto dopo il vantaggio, concedeva poco e difendeva a ranghi serrati. I movimenti e i guizzi di Sanchez e Thuram hanno aperto più volte dei varchi interessanti anche prima del 2-1.

Il vantaggio arriva, e non è un caso, grazie a due elementi: il primo è un tiro dal limite di Lautaro, costretto (ancora una volta come Calhanoglu) alla conclusione perché tutti gli uomini dell’Udinese erano a difendere l’area, e il secondo è lo scatto rapace di Frattesi che si avventa più veloce di tutti sul pallone rimasto sulla linea e lo scaraventa in rete. Ci pensa ancora una volta l’ex neroverde, come contro il Verona, a regalare a Inzaghi i tre punti proprio nei minuti di recupero. Molti tifosi chiedono un minutaggio più elevato per lui, che in questa stagione è partito titolare solo tre volte su 25 presenze totali, ma il suo apporto da subentrato è innegabile.

Calhanoglu dopo il rigore

Da sottolineare il lavoro incredibile del tecnico a centrocampo: Calhanoglu e Mkhitaryan, nei due ruoli che Inzaghi ha cucito loro su misura regalando a entrambi una nuova giovinezza, orchestrano perfettamente le due fasi, con passaggi intelligenti e verticalizzazioni precise. Nei minuti finali delle gare, però, quando servono inserimenti e posizionamento quasi da attaccante, uno come Frattesi può essere l’uomo ideale e l’intelligenza dell’allenatore ex Lazio emerge qua. Non è da escludere, infatti, che Inzaghi veda in lui proprio questa forza da super sub, come direbbero in Premier League, e ne voglia preservare le energie per consentirgli di sfruttare i varchi aperti dalle punte in difese arcigne come quella dell’Udinese.

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Fabrizio Pettenati

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