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Dal diciannovesimo alla seconda stella: com’è cambiata l’Inter

Dall’Inter del diciannovesimo scudetto a quella della seconda stella sono passati solamente tre anni, eppure le due squadre sono molto diverse.

È cambiato tanto, siamo cambiati tutti dall’anno del diciannovesimo scudetto, eppure è successo solamente tre anni fa. È cambiato l’interista, che non si accontenta più di arrivare al quarto posto, vuole vincere e non è mai sazio di alzare al cielo trofei, ha alzato l’asticella dei risultati che pretende dalla squadra e il palato per le vittorie è diventato sempre più sopraffino; è cambiata l’Inter, che sta vivendo un ciclo vincente che in poco tempo l’ha portata ad essere una delle squadre più forti d’Europa, nonché una delle più apprezzate per il gioco espresso, e lo fa a prescindere dai suoi interpreti: basti pensare che dell’Inter del diciannovesimo scudetto sono rimasti solamente 4 giocatori.

Dal diciannovesimo alla seconda stella: com’è cambiata l’Inter

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La si impara come una filastrocca la formazione tipo della squadra che raggiunge un trofeo prestigioso come lo scudetto e nella stagione 2020/21, sotto la guida di Conte, a interrompere i 9 anni di dominio bianconero furono Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen, Perisic, Lautaro, Lukaku.

Tra questi giocatori, alcuni li abbiamo salutati a malincuore e forse troppo presto rispetto a quanto si sperava: Hakimi è volato a Parigi appena finiti i festeggiamenti per lo scudetto e il problema al cuore di Eriksen, contratto in Nazionale, ci ha costretto a separarci proprio mentre tutto il popolo interista pregustava il calcio spettacolo di cui sarebbe diventato maestro una volta che Inzaghi avrebbe occupato la panchina che Conte aveva deciso di lasciare con un anno d’anticipo rispetto a quanto previsto dal contratto. Altri hanno tradito l’Inter e su di loro si è già parlato a sufficienza, altri invece hanno lasciato l’Inter per intraprendere nuove avventure in campionati stranieri come Perisic e Brozovic. Sì, capitan Handanovic non è più un giocatore nerazzurro, ma con i meneghini è rimasto legato, tanto da ritagliarsi un posto nello staff tecnico e iniziare un percorso nuovo da osservatore dei portieri.

De Vrij, Bastoni, Barella e Lautaro continuano a guidare l’Inter verso la conquista di trofei e lo fanno dopo aver forgiato in questi tre anni sulle montagne russe una mentalità vincente e forte: l’olandese ha perso il suo posto da titolare, eppure quando c’è necessità di sostituire il centrale difensivo si fa sempre trovare pronto con una raffinatezza nelle giocate senza tempo. Bastoni, una delle scommesse vinte da Conte, è diventato lil jolly del ‘demone di Piacenza’: quando mancano le idee o le soluzioni palla al piede sono difficili da trovare, i lanci lunghi del 95 sono molto spesso l’assist vincente per la via del gol. ‘Basto’, poi, ha anche il vizio del gol e Inzaghi non può proprio farne a meno. Barella è diventato vicecapitano, leader tecnico e in campo che rende la titolarità difficile ad uno come Frattesi anche quando non rende al meglio. Il sardo ha sempre avuto un temperamento forte, che spesso veniva sanzionato con l’ammonizione, aspetto che oggi ha imparato a gestire al meglio. Certo, quest’anno i suoi gol si contano sulle dita di una mano, ma il lavoro del 23 è di così alto livello che insieme a Calhanoglu e Mkhitaryan è diventato il miglior centrocampo d’Europa. E poi c’è lui, Lautaro. Che dire del Toro per non essere ripetitivi  e scontati? In tre anni ha cambiato partner quasi ogni anno, prima Lukaku, poi Dzeko e ora Thuram, eppure la costanza di rendimento ed il miglioramento continuo in zona gol ne hanno fatto pietra miliare dell’Inter. La fascia da capitano poi lo ha responsabilizzato e oggi è il primo uomo a correre sotto il settore ospiti di Udine a saltare e cantare come un tifoso, desideroso di vendicare al più presto quelle lacrime dello scudetto svanito sotto il proprio naso nel maggio del 2022.

E poi c’è Darmian, con Conte riserva di lusso e uomo scudetto a sorpresa e oggi titolare dell’Inter di Inzaghi, che non ha esitato a schierarlo titolare il giorno della finale a Istanbul per merito e per la duttilità con la quale può rivestire il ruolo di quinto o di centrale difensivo.

Trofei, delusioni, lacrime di gioia o di delusione: in questi tre anni l’Inter è cambiata tantissimo, migliorando e crescendo sotto l’aspetto del gioco e mentale. Eppure una cosa non è mai cambiata: la sua follia, l’imprevedibilità con cui in campionato faticava a vincere e la forza che in Europa l’avrebbe portata a far paura persino ad un vincente come Guardiola. Pazza Inter.

Dopo tre anni è tempo di imparare una nuova filastrocca, ora che il countodown scudetto è prossimo a scadere: Sommer, Pavard, Acerbi, Bastoni, Darmian, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco, Lautaro, Thuram.

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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni