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Verso Milan-Inter, 5 curiosità sul derby di Milano che forse non conoscevi

Dal primo derby, alla stracittadina più spettacolare di sempre, passando per le pagelle e le origini del derby di Milano: aspettando Milan-Inter, 5 curiosità che forse non conoscevi sul derby della Madonnina.

Mancano ormai poco più di 24 ore al derby di Milano che, per la prima volta, potrebbe valere uno scudetto matematico: all’Inter di Simone Inzaghi mancano infatti solo tre punti per potersi finalmente laureare campione d’Italia della stagione 2023/24 e cucirsi la tanto desiderata e inseguita seconda stella sul petto.

Dall’altra parte del Naviglio l’obiettivo ovviamente è quello di rovinare la festa ai cugini, evitando che possano festeggiare proprio nella notte in cui San Siro si tinge di rossonero: Pioli sembra ormai ai titoli di coda nella sua esperienza in rossonero, ma sente forte il peso della responsabilità di questo derby e di ciò che significa per il Milan.

Nel frattempo, mentre si aspetta che Milano diventi teatro di una delle rivalità più belle in una partita che potrebbe fare la storia, qualche curiosità sul derby di Milano.

5 curiosità sul derby di Milano

Le origini del derby, i simboli di Inter e Milan

Inter Milan simboli derby

Come nasce il derby di Milano? Non è raro che due squadre di una stessa città abbiano radici comuni, legate tra loro da un filo che ne intreccia le radici e ne segna l’inconciliabile diversità. Questo successe anche a Milano, quando il 9 marzo 1908 un gruppo di 44 dissidenti rossoneri s’incontrò al ristorante L’Orologio per creare un nuovo club, con un nuovo statuto e nuovi colori. A contrapporsi al rosso del Milan venne scelto il blu che, al di là dell’associazione con i colori del cielo e della notte, rappresentava al meglio il romanticismo del disegnatore Muggiani. Alla base della scissione, la volontà di aprire le porte anche ai calciatori stranieri e da lì il nome Football Club Internazionale Milano.

Da quella notte, Milano è stata teatro di una delle stracittadine del campionato italiano più belle e affascinanti: ben 238 se ne sono giocati (sarebbero di più se i cugini non fossero retrocessi per ben  due volte in serie B). Ognuno con la sua storia, la sua identità, i suoi simboli.

I bauscia, così vengono chiamati a Milano i tifosi dell’Inter per la loro iniziale appartenenza alla borghesia milanese, hanno scelto per sé il simbolo del biscione, emblema della famiglia dei Visconti, i signori di Milano dal 1277. La leggenda vuole che Bonifacio, signore di Pavia, al ritorno dalla guerra contro i Saraceni avesse miracolosamente salvato il figlio, strappandolo dalla bocca di un serpente. Il racconto è stato anche raffigurato sul Castello Visconteo di Milano e quel simbolo venne usato anche come logo dell’Inter verso la fine degli anni ’20 e negli anni ’60, per poi cambiare radicalmente tra il 1979 e il 1989.

Il Milan (casciavit per l’appartenenza alle classi popolari) invece ha scelto il Diavolo, un simbolo che poco ha a che fare con Milano o la sua storia. I cugini hanno semplicemente ripescato l’intenzione di uno dei suoi fondatori, tale Herbert Kiplin, che voleva creare “una squadra di diavoli, con il rosso del fuoco e il nero della paura generata nell’avversario come colori sociali“.

Il primo derby della Madonnina

primo derby di Milano

Se ne sono giocati 238 e quello di domani sarà sicuramente uno dei più importanti per la Milano interista, ma chi si ricorda la prima stracittadina? Il primo derby si giocò non a Milano ma in Svizzera, nella cosiddetta “coppa Chiasso”, un torneo organizzato nella cittadina del canton Ticino per far conoscere il gioco del calcio. La domenica del 18 ottobre 1908, con un trofeo in palio acquistato con una colletta tra la popolazione, su un campo che altro non era che un prato con due due porte da calcio di legno e un biglietto costava quasi 20 centesimi, ecco andare in scena il primo derby di Milano. A pochi mesi dalla fondazione dell’Inter, non è stato difficile per il Milan aggiudicarsi la vittoria per 2-1, con le reti di Lana e Forlano per i rossoneri, e di Peyer per l’Inter.

Due tempi da 25 minuti, poco più di 2000 spettatori a bordocampo e un racconto che oscilla tra realtà e leggenda: scarpini chiodati con lacci in corda, un pallone con le cuciture a vista che rendeva dolorosi i colpi di testa, la divisa fatta con pantaloni che arrivavano al ginocchio legati in vita da una cintura per non farli cadere.

Nascono le pagelle

Siamo abituati oggi a leggere le pagelle il giorno dopo una partita o a usarle come riferimento per il fantacalcio, gioco ormai diventato popolarissimo tra gli appassionati di questo sport.

Nel primo dopoguerra, a Milano, il giornale Milaninter, un settimanale distribuito all’interno dello stadio Meazza in occasione delle partite tra le due squadre, è stato il primo riferimento storico che abbiamo delle pagelle calcistiche. Furono i giornalisti Missaglia Scarambone a ideare quella che oggi è ormai diventata una routine e che, allora, prevedeva la consegna di un premio finale, che poteva essere un orologio per il giocatore che alla fine della stagione avesse ottenuto i voti più alti.

Quella volta che Milan e Inter potevano essere una cosa sola…

MilanInter United formazione

Una rivalità calcistica che dura da 116 anni, un dualismo perfetto che divide Milano da che intere famiglie ne abbiano memoria, eppure c’è stato un momento in cui non esistevano più bauscia e casciavit, rossoneri e nerazzurri. Per ben 5 volte, in partite amichevoli a San Siro, i giocatori di Inter e Milan hanno giocato con una sola maglia.

La prima volta fu nel 1965, per il trofeo dell’amicizia italo-britannica dedicato al principe Filippo di Edimburgo per l’occasione presente in tribuna: una squadra chiamata MilanInter United, nella quale giocavano insieme, tra gli altri, Trapattoni, Corso, Suarez, Picchi, Guarneri e Schnellinger batté il Chelsea per 2-1 con le reti di Angelillo, ex nerazzurro appena approdato al Milan, e Peirò. Nel 1969 la formazione che contava più rossoneri che nerazzurri sfidò il Lione, in nome del gemellaggio tra la città francese e Milano. Vittoria netta per la squadra milanese, 7-1.

Bisogna aspettare 10 anni perché si ripeta l’esperimento: si sfida il Bayern Monaco per raccogliere fondi da inviare alle famiglie colpite dal terremoto in Irpinia, e questa volta MilanInter United subisce la sua prima sconfitta per 2-1. Quando nel 1982, con due amichevoli con Perù e Polonia, il clima si fece tutt’altro che sereno, questa tradizione finì: erano gli anni del Milan in serie B in attesa di rinascere e Milano si stava scoprendo più dura e poco adatta a questo genere di esperimento.

Inter-Milan 6-5: il derby più spettacolare di sempre

Derby 1949 Inter Milan

La guerra è finita da pochi anni, le persone vogliono ridere, sentirsi libere ed essere felici. Quel freddo pomeriggio d’autunno Inter e Milan regalarono proprio questo ai loro tifosi, giocando il derby più spettacolare di sempre.

Era il 6 novembre 1949 e l’Inter era già la pazza Inter che tutti noi amiamo e per cui ci arrabbiamo tanto. Quel giorno l’Inter approccia malissimo la gara, dopo pochi minuti è già sotto con il più classico dei gol dell’ex (segnò subito una doppietta Candiani che da poco aveva cambiato casacca). Ci pensa Nyers 3 minuti dopo a rimettere in partita i nerazzurri e in 10 minuti il derby ha già visto 3 gol! Dopo 20 minuti il Milan è in vantaggio per 4-1, con i gol di Nordhal Liedholm, e si pregustano la vittoria netta in un derby dominato fin dall’inizio: e invece, come accade molto spesso quando si pensa che l’Inter sia al tappeto, ecco che i nerazzurri si rialzano e alla fine del primo tempo si portano nello spogliatoio dopo aver recuperato 2 gol: prima Amadei e poi ancora Nyers su rigore fanno 4-3. Nella ripresa i nerazzurri sono indemoniati e Amadei con una doppietta personale porta i nerazzurri in parità. Al 58′ Benito Lorenzi segna l’incredibile 5-4 e il Milan, colpito nell’orgoglio, pareggia dopo appena un minuto con Annovazzi. I nerazzurri però lo sanno, “i derby non si giocano, si vincono” e allora al 64′ ancora Amadei sigla il definitivo 6-5. In 64 minuti le due squadre hanno segnato 11 gol, ora sono stanche e l’ultima mezz’ora trascorre senza ulteriori brividi.

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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni