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Trentacinque anni fa, l’Inter di Giovanni Trapattoni conquistava lo scudetto dei record

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La vittoria sul Napoli di Maradona vale il tredicesimo tricolore, per tutti passato alla storia come lo Scudetto dei Record.

Se a scrivere queste righe fosse una persona che oggi avrebbe almeno 45 anni, sicuramente non potrà dimenticare quanto l’aria fosse carica di elettricità e voglia di esplodere il pomeriggio di domenica 28 maggio 1989. Un giorno atteso da nove anni, dai tempi in cui a cucirsi il gagliardetto tricolore sul petto erano giocatori del calibro di Evaristo Beccalossi e dei futuri Campioni del Mondo del 1982, Alessandro Altobelli e Lele Oriali, arrivati a raccogliere l’eredita di grandi campioni che hanno lasciato una traccia profonda nella centenaria storia dell’Inter. Nove anni dall’ultimo trionfo, in cui decisivo risultò il gol nel derby proprio di Oriali nel giorno dell’intitolazione della futura Scala del Calcio a Giuseppe Meazza.

28 maggio 1989: lo scudetto dei record

La straordinaria stagione 1988-1989 fu caratterizzata da una serie di prestazioni eccezionali che permisero all’Inter di dominare il campionato, iniziato con 8 vittorie nelle prime 10 giornate in cui solo Verona e Juventus riescono a portare via un punto ai nerazzurri, con il primo ko in campionato che arriva il 12 febbraio 1989, nell’ultima giornata del girone d’andata per 4-3 sul campo della Fiorentina, unico neo in un girone d’andata quasi perfetto. Nonostante la battuta d’arresto, l’Inter mantiene una posizione di forza e il girone di ritorno risultò essere condotto in maniera ancor più spettacolare per l’Inter, con 10 vittorie nelle 12 partite disputate prima della sfida decisiva del 28 maggio a Milano contro il Napoli, secondo in classifica con 7 punti di distacco. I partenopei, ancora con l’indigesto scudetto vanificato dalla rimonta subita dal Milan l’anno precedente, potevano contare su una squadra di talento, in cui spiccava il tridente d’attacco formato da Careca, Carnevale e il leggendario Diego Armando Maradona.

Il Pibe de Oro e i suoi mettono in difficoltà l’Inter sin dalle prime battute della gara, andando in vantaggio al 35° minuto grazie a un gran gol dalla distanza di Careca. La necessità di vincere per assicurarsi lo scudetto induce il Trap a cambiare interpreti con Alessandro Bianchi al posto di Beppe Baresi per un modulo dalla spinta decisamente più offensiva che raccolse i propri frutti nel secondo tempo quando un interista doc come Nicola Berti impatta la gara con un destro al volo, deviato da Fusi, su cross di Ramon Diaz, altro fuoriclasse della batteria di campioni a disposizione dell’allenatore di Cusano Milanino. La gara, incanalata verso il pareggio, raggiunse il proprio zenit al minuto 82, quando avvenne l’episodio che tutti i sessantamila cuori nerazzurri stavano aspettando sugli spalti di un San Siro definibile come “cantiere a cielo aperto”, considerato il Mondiale del 1990 che l’Italia avrebbe ospitato. L’Inter conquistò un fallo fuori dall’area del Napoli. Brehme tentò di battere la punizione per due volte, ma l’arbitro Agnolin le fece ripetere entrambe a causa dell’ostruzionismo irregolare di Maradona. Al terzo tentativo, Matthäus prese l’iniziativa e riuscì a sorprendere Giuliani per il gol del 2-1. Il portiere del Napoli vide partire tardi la sfera dal destro al fulmicotone del panzer tedesco che andò a insaccarsi alla sua destra e facendo esplodere lo stadio in un tripudio di bandiere e trombette.

Gli ultimi secondi del match sembrarono interminabili in panchina. Trapattoni, visibilmente teso, con Giampiero Galeazzi e Bruno Pizzul nei panni degli inviati speciali pronti a braccarlo per raccoglierne le prime sensazioni a caldo, accerchiandolo come fossero i suoi personali bodyguard, come solito fare in casi di vantaggio continuava a lanciare occhiate ansiose all’orologio, invocando il direttore di gara affinché sancisse la fine di una tensione che si tagliava col coltello. Se l’attesa del piacere è essa stessa piacere, allo scadere del 90°, finalmente, il popolo interista può festeggiare il suo tredicesimo titolo italiano a conclusione di una stagione dominata in lungo e in largo e che, concludendosi con 58 punti, 67 gol fatti, 19 subiti e Aldo Serena capocannoniere con 24 reti, ha meritato di essere inserita tra le stagioni più gloriose e indimenticabili della storia dell’Inter. Uno scudetto da record.

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Gianmarco Vella

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