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Un manifesto di estetica nerazzurra

Nella concezione greca, c’è un termine che è una crasi tra kalos (bello) e agathos (buono) che sta a indicare che “il bello è anche buono” (kalos kai agathos). Il termine in questione è kalokagathia ed era utilizzato per indicare un’armonia di bellezza e bontà sia dell’uomo, delle idee e dello stesso cosmo. Se c’è un concetto per esprimere il calcio giocato dalla formazione nerazzurra è proprio questo.

L’Inter di Simone Inzaghi è un cosmo che si tiene in armonia, che è bello – da vedere, come ha ampiamente espresso Pardo durante la telecronaca di Inter-Atalanta – ma che è anche buono – da intendere come sano, all’interno dello spogliatoio e dentro il rettangolo di gioco. Una dimensione per certi versi platonica, di un’armonia giusta in quanto buona (e, dunque, bella).

Contro l’Atalanta, nella partita di ieri, l’Inter ha dato l’ennesima prova di forza: passato l’esame asterisco, si proietta a +12 sulla seconda in classifica – un margine ampio che non è solo di punti, ma anche di gioco espresso. Il calcio nerazzurro di Inzaghi è avvolgente, per certi versi è “erotico”, ammaliante. L’ultimo esempio di questa bellezza è il gol di Lautaro Martinez del 2 a 0 contro i bergamaschi: girato da un lato, sente la porta, si gira dall’altro e calcia di sinistro (il piede debole), con un tiro che ha una traiettoria maledetta. Esplode il Meazza e anche Lautaro sembra capire di aver tirato fuori un golazo (lo si può dire anche dal labiale di Cuadrado a bordo campo), mentre anche Pardo si lascia andare ad un “Mamma mia!“, come tutti.

Un gol che arriva dall’ennesima azione corale e armonica della formazione di Simone Inzaghi: con Dimarco che taglia sulla destra e viene servito da Barella, rimasto basso, mentre a salire è il braccetto di difesa Pavard che dà la palla a Lautaro – che fa forse la cosa più difficile e bella della serata. Questo continuo muoversi dei blocchi interisti, rompendo le posizioni e creando superiorità numerica in fase offensiva e spazi in cui inserirsi e ricevere è un mantra dell’Inter inzaghiana.

Nel derby di Milano d’andata, dei simili movimenti hanno portato il Milan ad aprirsi costantemente o a commettere errori in fase di possesso, regalando ai nerazzurri la possibilità di far male: anche lì, il manifesto estetico interista è affidato ad un gol sensazionale di Marcus Thuram (e alla sua prestazione nel corso della partita). Quella partita fu così “bella e buona“, che finì 5 a 1 per i nerazzurri.

Quest’Inter così bella e letale – un po’ come abbiamo raccontato in merito al significato della Medusa rappresentata dalla Curva Nord per il match contro la Juventus – ha la capacità di accelerare ogni volta che vuole, sia per le ripartenze dal basso in campo aperto che per le verticalizzazioni in fase di costruzione per spezzare il campo. Quel “bagliore accecante che è quello della notte” raggiunge gli avversari nella sua pericolosa bellezza. Non a caso, la formazione nerazzurra ha messo a segno il terzo 4 a 0 di fila, mostrando di essere come un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra.

Non sembrano mancare nemmeno le attenzioni fuori dall’Italia – dove magari qualcuno ancora fa fatica a voler vedere la bellezza del gioco espresso dagli uomini di Inzaghi -, dove è ancora Pep Guardiola ad elogiare l’Inter: per primo aveva espresso la sua ammirazione per la tattica interista, in quella notte di Istanbul del 10 giugno, per poi ribadirlo durante la premiazione dei Best FIFA Football Awards 2023, in cui si è rivolto al tecnico piacentino: “Soltanto io so quanto è stata dura giocare la finale contro la tua Inter“. In Europa, l’estetica nerazzurra ha avuto su di sé i riflettori durante l’andata degli ottavi di Champions League, contro l’Atletico Madrid. Partita finita 1 a 0, ma che per occasioni, pericolosità e gioco espresso poteva essere nettamente più ampio.

Un’Inter così bella, in Italia, non si vedeva da un po’ forse. Anzi un’Inter così kalos kai agathos, così “bello e buono”, forse si è fatto fatica a vederla nel corso della sua storia. Ed ora, l’Inter viaggia a vele spiegate verso la seconda stella, mentre guarda con curiosità la bellezza affascinante e ammaliante della coppa dalle grandi orecchie.

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Samuele Amato

Samuele Amato

Classe '97, follemente addicted ai colori nerazzurri, alla musica e alla filosofia.View Author posts

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